Il democratico Bocchino minaccia Il Cav lasci o finirà come Mubarak

Bocchino accetta la proposta di D'Alema di creare un'ammucchiata in chiave anti berlusconiana: "Siamo un gradino sotto l'emergenza democratica. Ora Berlusconi si dimetta, anche Ben Alì e Mubarak all'inizio non volevano farlo". Sul piano giudiziario: "Un paio di passaggi complicheranno la sua posizione". Poi invoca l'appoggio del Colle: "Sciolga le Camere anche senza la sfiducia" 

Roma - L'idea è quella di rovesciare la volontà popolare in ogni modo. Il fine è quello di far cadere il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con ogni mezzo. Anche dando vita a quella grande ammucchiata che ieri aveva invocato il presidente del Copasir Massimo D'Alema. In un'intervista a Repubblica il capogruppo Fli a Montecitorio, Italo Bocchino, torna all'attacco invocando ancora una volta le dimissioni del Cavaliere e andando oltre. "Anche Ben Alì all'inizio non voleva lasciare - è il ragionamento del deputato finiano - a breve il premier sarà costretto a dimettersi". Come dire: la rivolta di piazza è lecita. I toni sovversivi.

L'apertura del Fli a D'Alema Alla chiamata a una grande ammucchiata in chiave anti Cav, ora rispondono pure i finiani. Dopo l'apertura dell'Udc di Casini, Bocchino traccia i prossimi scenari che potrebbero portare a una "larga coalizione" capace di tenere insieme la sinistra radicale, i democratici, i centristi e gli ex missini. Una compagine variegata e accomunata unicamente dall'odio per Berlusconi. Non ci sono ancora programmi né, tantomeno, il nome di un leader alternativo. Non è, infatti, questo l'intento dell'ammucchiata. Dal momento che "siamo appena un passo sotto all'emergenza democratica", Bocchino concede una sola alternativa a Berlusconi: dimettersi e "indicare al capo dello Stato una rosa di nomi" su cui "trovare una convergenza ampia".

Fli vuole ribaltare il governo Il diktat di Bocchino non tiene presente che l'emergenza democratica non c'è, che la vera anomalia è l'assalto giudiziario messo in campo dalla magistratura e cavalcato dalle opposizioni in parlamento per screditare il premier agli occhi dell'opinione pubblica. "Anche Ben Alì non avrebbe voluto lasciare - insiste Bocchino sulle colonne del quotidiano diretto da Ezio Mauro - anche Mubarak non vorrebbe farlo". L'esponente di Futuro e Libertà ragiona come se in parlamento non ci fosse alcuna maggioranza e come se il consenso tra gli elettori non mantenesse salde le percentuali godute dal governo prima del caso Ruby. Per questo Bocchino sa che la sola soluzione è la grande ammucchiata: "Se (Berlusconi, ndr) pensa di scatenare una guerra civile, senza piombo ma con armi mediatiche, e trascinare il Paese al voto, allora saremmo di fronte a quella emergenza democratica di cui parla D'Alema e ci comporteremmo di conseguenza".

Oscure previsioni Il capogruppo di Fli alla Camera descrive il nostro Paese a tinte fosche azzardando addirittura similitudini con l'Egitto e la Tunisia. Allude a rivolte di piazza. Non a caso Bocchino fa i nomi di Ben Alì e Mubarak. Da tempo l'opposizione cerca di scaldare la piazza per riuscire, in un modo o nell'altro, a far cadere il governo. Da ultimo Michele Santoro è sceso dal palco di Annozero per indire insieme a Travaglio una manifestazione a favore proprio di quella magistratura che sta cercando tutti i modi per incriminare il Cavaliere e portarlo in tribunale. Lo stesso Bocchino anticipa un imminente colpo di mano dei pm milanesi. "Un paio di passaggi complicheranno la sua posizione", spiega l'esponente del Flitirando nuovamente in ballo la posizione del consigliere lobardo Nicole Minetti e la droga del fidanzato della Polanco.

La posizione di Napolitano Davanti a questi scenari inquietanti più volte Pdl e Lega Nord hanno sottolineato l'imbarazzante silenzio del Quirinale. Sebbene fonti vicine al colle assicurano che il presidente Giorgio Napolitano stia seguendo la situazione con apprensione, in molti tornano a invocare una sua presa di posizione contro l'ingerenza delle toghe. Tuttavia sono in molti quelli di Futuro e Libertà a contare proprio sul Colle per un possibile scioglimento delle Camera anche in assenza di una sfiducia in Parlamento. Secondo lo stesso Bocchino, per esempio, sarebbe una "mossa obbligata se il premier continuerà a fuggire ai suoi giudici, se preferirà attaccare i pm, se il ministro degli Esteri anziché occuparsi dell'Egitto farà ancora il fattorino, se tutto salterà per aria". Se tutto salterà per aria, appunto. Questo il vero, unico auspicio dell'opposizione.