IL DEMOCRATICO ENZO CARRA

«Leoluca Orlando come deciso fin dal primo giorno di comune accordo nel Partito democratico».
Pensa che Riccardo Villari debba dimettersi?
«Certamente non deve dimettersi perché glielo ordina il Pd o Walter Veltroni. Altrimenti si tornerebbe alla peggiore partitocrazia. Insomma noi pensavamo che si sarebbe dimesso subito e invece ha detto che sentirà le alte cariche dello Stato... ».
Sorpreso?
«Molti nel Pd sono stupiti. La mossa di Villari in effetti è spiazzante. Nel Pd molti pensavano che si alzasse, ringraziasse e se ne andasse. A questo punto si assume le sue responsabilità».
Quali?
«Lo stesso Villari dopo aver sentito le istituzioni può farsi mediatore e trovare una soluzione per il futuro della vigilanza».
Ma in caso restasse il Pd gli farà la guerra?
«Be’, certo non gli batterà le mani. Insomma Villari è un parlamentare esperto e prenderà le sue decisioni in piena autonomia come è giusto che sia. Però sa che la sua elezione non è frutto di un’intesa tra la maggioranza e l’opposizione e che non è condivisa. Esiste un problema politico e gestionale perché Villari non è espressione dell’opposizione e dunque la frattura della prassi istituzionale c’è stata. Portare avanti questa situazione per Villari potrebbe essere molto difficile».
Anche lei pensa come Veltroni che l’elezione di Villari sia un atto di regime?
«Non parlerei di regime ma di prevaricazione sì».
Ma Villari appartiene al Pd.
«Appunto ma il nostro candidato era un altro. Guardi sarebbe stato meno grave se avessero eletto un proprio candidato, uno di centrodestra. Questa scelta fa male all’opposizione perché la divide. Certo sapevamo che l’operazione Orlando era un po’ da kamikaze».
Ovvero?
«Ieri mattina avevamo già la certezza che per Orlando non ci sarebbe mai stata la maggioranza. Già il giorno prima erano mancati tre voti proprio da parte dell’opposizione. Non credevamo la maggioranza avrebbe avuto il coraggio di farsi un’elezione per conto suo. Io, nonostante tutto, il tentativo di parlare con la maggioranza lo avrei fatto».
Era meglio non insistere con Orlando?
«Si potevano fare mille cose. Credo che sia mancata al momento iniziale una minima intesa che avrebbe permesso di trovare soluzioni adeguate. Invece si è subito alzato il muro contro muro e in questo senso noi dobbiamo fare autocritica perché credevamo di riuscire ad abbatterlo e non abbiamo capito in tempo quello che stava accadendo».
FA