«Ma la democrazia all’emiliana è fatta così»

Edmondo Berselli: «Le manifestazioni di militanza passionale ci sono sempre state. Ora però la struttura di consenso della sinistra è in crisi»

da Milano

Edmondo Berselli, scrittore e direttore della rivista bolognese Il Mulino: Bologna baluardo della sinistra arrabbiata?
«Ho l’impressione che sia una città politicamente in mezzo al guado perché è stata storicamente la capitale del Pci, l’isola felice, ma nei passaggi successivi ha sempre avuto delle crisi di identità...».
Come la clamorosa vittoria del candidato sindaco del centrodestra Guazzaloca, nel 1999?
«Quella è stata una crisi conclamata, non tanto perché ha vinto un sindaco di centrodestra ma perché si è spaccata la sinistra. Anche oggi quello che possiamo vedere a Bologna è la difficoltà di tenere sotto un unico ombrello tutte le componenti del centrosinistra».
Quindi Bologna laboratorio della sinistra italiana.
«Sì ma in negativo, nel senso che la città che è stata la capitale morale della sinistra in Italia, sembra la dimostrazione che queste sinistre non possono stare insieme».
E come si inquadra la parabola di Cofferati, da leader movimentista a sindaco-sceriffo?
«Da sindaco ha dovuto fronteggiare un cambiamento vistoso nella società bolognese ed è entrato in conflitto con la componente estrema. Siamo sempre dentro quella sfasatura tra sinistra di governo e sinistra radicale, che non c’è in Parlamento ma esiste ancora e si fa sentire».
In modo rumoroso spesso.
«Quello che succede nelle piazze, come oggi a Bologna, è la volontà di reagire alle frustrazioni, il tentativo di riappropriarsi delle piazze. Prodi, che è bolognese di adozione, aveva come progetto politico quello di rendere governativa la sinistra critica. Non ha funzionato, ma il problema esiste, e Bologna che è stata la capitale simbolica di questa sinistra, risente ancora di più le conseguenze».
Ma è in crisi tutto il cosiddetto modello «emiliano»?
«C’è una notevole omogeneità della politica emiliana, anche se si stanno manifestando quelle crepe nella struttura di consenso che derivano dal mutare delle condizioni, come si vede dal successo della Lega. Le regioni rosse non sono un arcipelago immobile, e nonostante tutto anche l’Emilia-Romagna è Padania. Non c'è quel blocco ideologico che c'era una volta, anche se rimangono pezzi di quella struttura di consenso: le coop, le organizzazioni pubbliche...».
O il mondo universitario bolognese, quelli che tiravano le uova a Giuliano Ferrara...
«Le contestazioni ci sono sempre state, la democrazia all’emiliana ha sempre avuto queste manifestazioni. Mi ricordo quando veniva a Modena Almirante tutti si divertivano a gridare cose tremende a lui, che ne diceva di altrettanto tremende dal palco...».
È la politica all’emiliana.
«Non vorrei buttarla sull’ottocentesco, è una regione moderna e civile. Ci sono ancora segmenti di militanza politica a cui piace esporre in maniera passionale le proprie posizioni, ma ci sarebbero dappertutto se fosse successo quello che è successo a Bologna nel 1980. Sono manifestazioni spiegabili e prevedibili».