Ma in democrazia decide il pallottoliere

Egregio servo di Berlusconi, invece di incitare la sue squadracce a marciare su Roma per assediare il Quirinale ed esigere dal presidente Napolitano le elezioni, riproponendo il sinistro scenario del 28 ottobre 1922, cerchi di ragionare con spirito democratico. Il governo è caduto per le manovre da quinta colonna di Mastella e del cardinal Ruini, su questo non possono esserci dubbi per chi non guardi alle cose con i paraocchi. Ed è caduto nel pieno della sua opera di modernizzazione dell’Italia facendo finalmente pagare le tasse agli evasori, aumentando i salari, incentivando la ricerca, promuovendo le norme di attuazione del Protocollo di Kyoto e ponendosi come interlocutore nel piano di pace per dare una patria ai palestinesi. È innegabile che il Paese sano stesse dietro a Prodi e al suo governo approvandone l’opera di modernizzazione e di sviluppo. Dimostrata anche con l’emergenza rifiuti, che sono in mezzo alla strada dal tempo del governo Berlusconi e dunque non dipendenti da Prodi e da Pecoraro Scanio come andate dicendo. La democrazia non è un ballo in maschera. Quando il popolo vota ed elegge uno schieramento è quello schieramento che deve governare. Adesso la stessa maggioranza del popolo dice che non bisogna andare a votare subito, pretende un governo di transizione guidato da un alto esponente di sinistra. Perché queste sono le regole della democrazia che voi coi vostri appelli «Al voto! Al voto!» state semplicemente calpestando. Tanto le dovevo.


Una lettera così stupida non meriterebbe risposta, caro anonimo democratico (anonimo col piffero, oltre tutto. Non glielo ha detto la mamma che con Internet è difficile far perdere le proprie tracce?). Però, siccome esprime il pensiero di una buona fetta del popolo della sinistra, quella che si abbevera nelle tinozze di Ballarò e della Repubblica, colgo l’occasione per farle noto che non se ne può più di voi e delle vostre querimonie. Detta in parole povere, avete rotto. Vede, io posso passar sopra alle cretinate che scrive a proposito di quel papocchio sgangherato che fu il governo Prodi. Posso passar sopra anche alle scemenze sulle quinte colonne e alle amene battute sul mio stato servile. Il sacco dà la farina che ha. E lei è quel sacco che è, caro il mio sedicente anonimo. Ma si ficchi bene nella zucca che un voto dato alla sinistra non è più influente, più giusto, più democratico di un voto dato alla destra. Che «democratico» non è soltanto ciò che pensa, dice e fa la sinistra. Ed infine, che la sinistra non è e non sarà mai sinonimo di maggioranza (del popolo) come lei scioccamente ritiene. Perché vede, anonimo, lei la può girare come vuole, ma l’utensile della democrazia si chiama pallottoliere. I voti si calcolano, non si pesano come lei pretenderebbe fosse. E infatti anche se per farli quadrare stette al pallottoliere un giorno e una notte, il suo Prodi chiuse baracca perché i conti non gli tornarono. Capisco che per quelli come lei son cose difficili da mandar giù, ma lo dico per il vostro bene: fatevene una ragione. Ed è anche per questo, per aiutarvi nell’impresa, per dimostrarvi in corpore vili come funziona la legge del pallottoliere, che risulta più che mai doveroso andare subito alle urne. Avete bisogno di una lezione e noi ve la impartiremo. O meglio, ve l’assesteremo. Così la finite di scocciare. Oltre tutto l’altroieri - quando si dice il caso! - i girotondini hanno deciso di rifare capolino scendendo in piazza e mettendosi a ballare il saltarello per dire no alle elezioni. Pertanto con una sola fava prenderemo altri piccioni e anche quei vispi e vispe Terese la smetteranno di scocciare. È il bello della democrazia, caro anonimo democratico: zittire i seccatori (come lei).