«Democrazia finita, è un regime di polizia fiscale»

«Federazione per la Cdl. Sulla leadership decideremo tutti insieme»

Fabrizio de Feo

nostro inviato

a Campobasso

«In Italia esiste una sinistra che non è pienamente democratica perché non ha compiuto il viaggio dal comunismo alla democrazia». Il tour elettorale molisano di Silvio Berlusconi è segnato dalla scia di sdegno e di polemiche che accompagnano la presentazione del ddl Gentiloni. Ma negli innumerevoli spostamenti che portano il leader azzurro dall'Università Cattolica di Campobasso all’istituto Cardarelli fino a un comizio di piazza e poi a una cena con i giovani di centrodestra a Isernia, il bagno di folla si trasforma spesso e volentieri in occasione e pretesto per tornare a criticare il timbro che l'Unione si appresta ad apporre sul Paese attraverso la Finanziaria.
I toni sono di nuovo quelli vibranti del leader-combattente, quelli a cui i suoi elettori erano abituati prima della sconfitta elettorale incassata nel modo peggiore, sul filo di lana e tra mille dubbi e incongruenze nel conteggio delle schede, e del successivo periodo di scoramento e depressione. Un passaggio a vuoto da cui Berlusconi appare ormai definitivamente uscito. «Gli è tornata la voglia» commenta chi gli sta vicino. «È un altro rispetto a qualche settimana fa». Una sensazione confermata dallo stesso presidente di Forza Italia che, avvicinato da un gruppo di infermieri che lo applaudono, dice a chiare lettere che il tempo della politica è davvero tornato. «Mi fermano per strada, mi salutano e poi scandiscono slogan. Mi dicono: comizio, comizio. C'è voglia di riscatto e di rivalsa tra la gente e io non posso deluderla».
La nuova determinazione di Berlusconi è palpabile anche nel messaggio politico dell'ex premier che certo non si fa pregare quando gli viene chiesto un giudizio complessivo sulla manovra. «Questa Finanziaria è davvero ineffabile e mi lascia sempre più stupito mano a mano che arrivo a conoscerla in profondità. Il mio governo in cinque anni non ha varato una sola legge che aumentasse la pressione fiscale o mettesse le mani in tasca agli italiani. Questo governo con due provvedimenti, il pacchetto Bersani-Visco e la Finanziaria, introduce 67 nuove tasse o aumenti di tasse esistenti. Questo dimostra, come io avevo anticipato in campagna elettorale, che il governo ha prodotto una politica ideologica tesa a colpire il ceto medio. Le mie previsioni - aggiunge Berlusconi - sono state superate dai diktat della sinistra massimalista, a cui Ds e Margherita non possono opporsi perché altrimenti non ci sarebbe più la maggioranza».
Sul ricorso a eventuali proteste di piazza, il presidente di Forza Italia precisa che questa ipotesi non è mai stata affrontata in modo specifico: «Faremo opposizione in Parlamento con emendamenti tesi a limitare i danni che lo Stato produrrebbe, anche se penso che questa manovra sia inemendabile perché andrebbe cambiata tutta. Ascolteremo le categorie che si sentono colpite e se i nostri elettori, se non riusciremo a modificare la Finanziaria, vorranno fare atti collettivi di protesta in tutte le città, allora saremo pronti a unire a loro le nostre bandiere».
Berlusconi ritorna poi sul suo personale slogan, quel «ecco perché non possiamo dirci in democrazia» alimentato non solo dai sospetti verso la sinistra massimalista ma anche da provvedimenti concreti approvati in questo scorcio di legislatura. «Non c’è solo questa Finanziaria ma anche il regime Bersani-Visco con cui dobbiamo fare i conti. Insieme hanno aperto la via fiscale a un regime con il cittadino controllato da uno stato di polizia che ne conosce la vita e le spese in ogni dettaglio quindi può insidiarlo, intimorirlo. Difficilmente di fronte a iniziative del genere possiamo davvero dirci in democrazia. Dobbiamo batterci tutti per mandare a casa Prodi». Lo sguardo dell’ex premier, naturalmente, si volge anche verso le elezioni regionali in Molise dove il 5 e il 6 novembre Michele Iorio lancerà la sfida per la sua riconferma scontrandosi con il candidato dell'Unione, Roberto Ruta. Un test che avrà, inevitabilmente, anche una valenza nazionale. «Queste elezioni non avranno solo un valore locale ma saranno un segnale per tutto il Paese», dice Berlusconi. «Abbiamo molte chance di vincere e sarà un segnale che dal Molise potrà andare a tutta l’Italia perché è il primo momento in cui gli elettori saranno chiamati a una scelta di campo tra l’Italia delle libertà e l’Italia delle tasse. Inoltre come qui in Molise abbiamo superato ogni diverbio e quindi ci presentiamo uniti, sono convinto che faremo lo stesso in ogni altra occasione, dovunque in Italia». Sul futuro del centrodestra, il Cavaliere ha un’idea precisa: «È necessario dar vita a una federazione dei centrodestra, dove le decisioni si prendano a maggioranza molto qualificata, con la minoranza che si adegua». Quanto alla leadership, «al momento opportuno, si deciderà democraticamente».
A Berlusconi viene poi regalata una campana in bronzo della millenaria «pontificia Fonderia Marinelli» con inciso sopra il suo nome. Un oggetto che ispira subito al leader azzurro un commento auto-ironico: «Diranno che adesso, ricevendo la campana, sono più stonato di prima. Noi risponderemo che se la sinistra suona le sue trombe che sono abbastanza stonate e sfiatate, noi suoneremo le nostre campane».