Democrazia o golpe, fra queste due squadre non ci sarà pareggio

Caro Granzotto, sto pensando seriamente di lasciare l’Italia. Tanti lo dicono, specialmente a sinistra, ma è tutta scena. In realtà non c’è paese dove possano stare meglio. Non fanno nulla di significativo, in altri paesi conterebbero come il due di picche, invece qui vivono alla grande, bacchettano, salgono in cattedra come ayatollah e prosperano. Io invece, nonostante l’età avanzata, non mi ci vedo proprio a dover vivere in un paese che sarà sempre più in mano alle Boccassini, ai Palamara, agli Zagrebelsky, agli Ingroia, ai Travaglio, ai Santoro, ai Di Pietro. Perché, caro Granzotto, così andrà a finire una volta sparito Berlusconi. La sinistra, e tanti professorini di centro, sono così ottusi da non capire che, dando mano libera alla Magistratura pur di liberarsi di Berlusconi, hanno creato un mostro istituzionale che divorerà anche loro. Via il Cavaliere, che è l’unico in grado di contrapporsi, seppur debolmente, la sinistra sarà ancora più succube e prigioniera di questo potere ormai tentacolare. Dunque, io preferisco andarmene a respirare aria pura negli ultimi anni di vita, in paesi dove i Giudici sono Giudici imparziali e i Politici sono liberi di fare politica. Non per niente la nostra giustizia mi pare veleggi al 174° posto (livello del Gabon o giù di lì). Mi spiace per i miei nipotini, ai quali consiglio di scegliere la carriera di Magistrato se decideranno di restare in Italia: avranno con poca fatica un posto ultrasicuro, uno stipendio da nababbi, una carriera automatica anche se staranno in ufficio a fumare la pipa tutto il giorno e nulla, ma proprio nulla, da temere per la propria tranquillità (tanto per capirci, nessuno li arresterà o processerà ingiustamente). Cosa ne pensa di questa idea? Pensavo alla Nuova Zelanda. Cordiali saluti,
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Non se ne parla nemmeno, caro Belisari. Quando verrà il momento - sempre che venga - le terrò compagnia. La Nuova Zelanda è un bel posto, vi si vive bene, è sufficientemente lontana e laggiù politica e magistratura non sono ossessionate dalle mutande di questa o di quella escort. Però espatriarvi adesso sarebbe arrendersi ed io penso, invece, che questo è il momento di restare e vender cara la pelle. Combattere, come fa il Cavaliere, quanti intendono sbarazzarsi per via extraparlamentare - un colpo di Stato - di un governo e di una maggioranza liberamente e democraticamente eletta da noi. Per poi imporre il regime giacobino delle toghe e dei manettari. Siamo alla partita finale e non è previsto il pareggio. Caso mai si va ai rigori. Ma una squadra deve vincere: quella della democrazia o quella del golpe. Noi dobbiamo giocarla, caro Belisari. Non sia mai che il Cavaliere ci mandi poi a dire, come Enrico IV al duca di Crillon: «Pendez vous, mes braves. Nous avon combattu les golpistes et vous n’y etais pas...». Partita dura, perché quelli menano forte, in campo. Arrivando all’accusa, rivolta a Berlusconi, d’essere un magnaccia che tiene le fila di un giro di prostituzione. Ma si può? Sostenendo di avere le «prove certe» che il Berlusca ha giaciuto con quella o con questa. Prove certe? Toccarono con mano? Bé, mettiamoci i parastinchi e sotto a chi tocca, caro Belisari, altro che alzare le vele per la Nuova Zelanda.
Nel mentre i golpisti ravanano nelle mutande altrui, noi procediamo spediti all’acquisto del pulmino per le suore missionarie in Etiopia. Boccata d’aria fresca in questo clima politico e giudiziario puteolente. Ve lo dico subito: voi lettori, voi amatissime lettrici, siete grandi. Non ho (li avrò lunedì) i conteggi esatti ma, salvo errori o omissioni la cifra di 15mila euri dovrebbe esser stata raggiunta. Però non si sa mai, per cui chi vuole proceda a cuor leggero al bonifico. E che la mano sinistra non sappia quello che fa la destra (Matteo, 6, 1-4). Se poi dovesse avanzare qualcosa, servirà per la benzina. Dio vi benedica.
Paolo Granzotto