La democrazia un po' Speciale

Il centrosinistra si sta scavando la fossa con le sue mani. Comunque vada il voto oggi al Senato, questa è la principale lezione che si può trarre dal caso Visco-Guardia di finanza. Ciò che è accaduto e sta accadendo in queste ore è qualcosa di tragico e ridicolo nello stesso tempo. E se il tragico a volte ha una sua grandezza, il ridicolo è sempre piccolo e letale, non viene mai perdonato.
Il tragico riguarda le istituzioni, che da questa storia escono meno credibili. A cominciare dal Quirinale, perché ci si chiede se il Colle si sia fatto guidare da un eccesso di prudenza che rischia di indebolire uno dei poteri conferiti dalla Costituzione al Presidente della Repubblica: quello di essere il capo delle Forze Armate, punto di equilibrio del delicatissimo rapporto tra l’Autorità politica e i militari.
Il Governo con le sue decisioni ha mostrato un «dispotismo» che non trova più argini. Né il Parlamento né la magistratura né gli altri organi costituzionali sembrano in grado (per debolezza o complicità) di contrastare questa deriva che poco ha a che vedere con una democrazia normale. Il problema - e qui arriviamo al ridicolo - è che il Senato si trova a discutere in una situazione surreale che vede in «carica» due comandanti della Guardia di finanza: quello nominato dal governo e quello defenestrato da Prodi. Il modo in cui Speciale è stato messo alla porta non ha precedenti nella storia repubblicana, è un fatto giuridico nuovo. Secondo alcuni autorevoli esperti, il generale rinunciando all’incarico alla Corte dei conti (atto che deve essere formalizzato), è ancora nel pieno delle sue funzioni e lo resterà finché non sarà presentato un decreto di revoca da parte del Consiglio dei ministri. Decreto che non c’è e dovrebbe contenere le motivazioni della rimozione. Ragioni imbarazzanti per il governo, motivi che interessano non solo l’opposizione ma anche il ministro Antonio Di Pietro.
Così, il Senato oggi affronta un dibattito dove sono stati presentati ben 14 documenti e nessuno sa esattamente quale sia la situazione reale al vertice delle Fiamme Gialle. Perfino il Presidente del Senato Franco Marini ieri sera navigava al buio.
Riassumendo: il governo ha creduto che Speciale fosse della sua stessa pasta (frolla) e accettasse la nomina a consigliere della Corte dei conti. Forte di questa presunzione, l’esecutivo ha trasmesso alla Corte il decreto di nomina. Ma il generale Speciale - che speciale lo è davvero - non ha accettato il baratto. Quindi, è ancora in carica poiché non esiste il decreto di destituzione, che non solo deve essere firmato dal Capo dello Stato, ma essendo privo di motivazioni «personali», deve esplicitare le ragioni del governo, e solo del governo, per la rimozione stessa.
Qui è la prevaricazione giuridica, qui è la dimostrazione della riduzione del potere a pura forza.