Demolite le baracche del Casilino 900 Roma chiude il più grande campo rom

IL SINDACO «È stata la vergogna di questa città, ha dato per 40 anni illegalità e problemi ai cittadini»

Roma dice addio al campo nomadi Casilino 900. Oggi, con la demolizione dell’ultima baracca, il mega campo della Capitale e il più grande d’Europa, chiude i battenti una volta per tutte. Le operazioni di trasferimento degli ultimi tre nuclei familiari, tutti di origine montenegrina, verranno effettuate dal personale della Croce rossa che, in queste settimane, ha coordinato l’attività di trasferimento degli oltre 600 abitanti del campo.
Soddisfatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno nell’annunciare la chiusura definitiva del Casilino 900 «che è stata la vergogna di Roma e che ha dato, per 40 anni, illegalità e problemi ai cittadini che abitavano lì vicino. Sono molto meno buono di Walter Veltroni ma sono il primo sindaco di questa città che ha messo piede al Casilino 900 e ha risolto questo problema».
Una giornata particolare per gli abitanti del Casilino 900 che dovranno dire definitivamente addio al campo. E per non dimenticare quella che per tanti anni è stata la loro casa, una giovane coppia ha voluto chiamare il figlio appena nato, l’ultimo bimbo nato lì, proprio con il nome Casilino.
«Non nascondo - racconta il portavoce del campo Najo Azdovic - che in molti ci siamo commossi in questi giorni. In questo campo, abbiamo calcolato, sono nati quasi 15mila bambini: per molti, come per me che sono qui dal 1993, Casilino rappresenta una parte importante della nostra esistenza. Con domani si chiude un capitolo, il 20 febbraio faremo una grande festa, ma l’amministrazione ci ha già assicurato che in futuro non verremo abbandonati e nessuno resterà solo». Le prime operazioni di trasferimento sono cominciate il 19 gennaio scorso secondo quanto stabilito dal piano nomadi voluto dal Campidoglio che prevedeva la chiusura, con il relativo trasferimento degli abitanti, di alcuni campi abusivi come, oltre al Casilino 900, quello di Tor de Cenci e la Martora.