Dennis, messaggio a Maranello «Non ci resta che fare la pace»

Nostro inviato a Budapest

Povero Ron Dennis. Benché la cerchi, non c’è pace per lui. Le accuse, la spy story, il processo, e poi quel balletto di lettere, dichiarazioni e risposte, quasi la F1 fosse diventata un ping pong dove un giorno la Ferrari dice una cosa e il giorno dopo ribatte la McLaren. In più, da venerdì, ecco la discesa in campo anche di Briatore e la Renault. Giusto per dire una cosina leggera leggera: «McLaren colpevole, da punire, sleale, ha penalizzato anche noi».
Povero Ron Dennis. Dopo aver tuonato contro la stampa italiana rea di «aver fatto resoconti schierati» pro Cavallino, quando ha appena deciso di convocarci tutti quanti per «raccontare la mia verità, che poi è La verità», ecco che i suoi ragazzi in pista si scannano a suoni di dispetti e piccoli grande manovre. Verranno convocati dai giudici Fia, tanto per restare in clima molto spy.
Povero Ron Dennis, i commissari Fia lo attendono per le 18 e 30 insieme con Alonso ed Hamilton. Per cui non può neanche dedicarsi con tranquillità agli invitati italiani: si siede, saluta, veste l’espressione ecumenica e racconta la sua verità «che poi è La verità», ribadisce. E ripercorre tutta la vicenda: «La McLaren ha saputo del dossier Ferrari, delle azioni di Coughlan solo il 3 luglio scorso, quel giorno, ricordo alle 9 del mattino, ho preso il telefono e chiamato Jean Todt: gli ho proposto di risolvere la cosa fra noi, ma lui ha preferito mettere in mezzo gli avvocati». Dennis si ferma un istante, quindi prosegue: «Guardatevi attorno, che cosa siamo noi della McLaren?» indicando il motorhome mega galattico, l’eleganza delle uniformi, «pensate che mi piaccia essere tirato dentro una storia così misera dove un tizio prende dei segreti, manda la moglie a fare delle fotocopie e poi, una volta scoperto, le brucia in giardino... Vi sembra bello?».
Povero Ron Dennis, come dargli torto. «Perché non ho ancora licenziato Mike Coughlan (il tecnico inglese che ha ricevuto da Nigel Stepney il dossier Ferrari, ndr)? Semplice, perché lui ha subito presentato un certificato medico, poi procederemo contro di lui... Se ho saputo della accuse di Briatore? Certo, e noi abbiamo subito trovato la giusta distribuzione dei pesi per sfruttare al meglio le gomme solo perché siamo stati più bravi. Ricordatevi: con il passaggio alla gomma unica (la Bridgestone, ndr), tutti i team hanno potuto andare direttamente dai giapponesi per farsi dare ogni informazione... non avevamo bisogno di altro, tanto più che le gomme di quest’anno sono completamente diverse».
Povero Ron Dennis, saluta tutti, deve correre con Alonso ed Hamilton a salvare il salvabile per evitare la squalifica. Lo dice di fretta, ma è la cosa più importante: «Vorrei tanto che noi e la Ferrari risolvessimo la questione parlandoci senza andar avanti in questo modo». Più che un desiderio, un invito.