Denunce partite in ritardo: il preside «prendeva tempo»

I bambini raccontavano cose «strane»: a far scoppiare il caso l’insistenza delle famiglie

Di fronte al muro di gomma, hanno forzato la mano. Le segnalazioni al preside erano iniziate fin da subito. Da quando, dopo le prime settimane di scuola, i bambini erano tornati a casa raccontando che in classe accadevano cose «strane». Ma dal dirigente scolastico, nessuna risposta utile. Prima, una richiesta di denuncia scritta. Poi, un tentativo di prendere tempo. Infine, la strana assenza per malattia dell’insegnante indagato. Che si scopre, sarebbe frutto del «consiglio» del suo superiore. Un modo per coprirlo, e far calmare le acque. Così, i genitori dei bambini oggetto delle «attenzioni» del loro insegnante, hanno deciso di mettere alle strette la scuola. Ritirando i figli in prossimità delle vacanze di Natale, e aspettando così una risposta dall’istituto. Che, messo alle strette, si è visto costretto segnalare le presunte violenze sessuali alla Procura.
Per questo, il pm Marco Ghezzi - titolare dell’inchiesta - ha iscritto nel registro degli indagati anche il preside della scuola elementare di Quarto Oggiaro. Perché, oltre alle responsabilità indirette che gli vengono contestate in relazione agli episodi di molestie che sarebbero avvenuti a scuola, aveva l’obbligo di segnalarle immediatamente all’autorità giudiziaria. Una misura drastica, quella presa dai genitori, dopo che le loro segnalazioni erano cadute nel vuoto. Ma l’unica - per gli inquirenti - ad aver scosso l’inerzia della direzione.
Secondo il legale di parte civile, l’incidente probatorio terminato ieri davanti al gip Giovanna Verga avrebbe consolidato gli elementi in mano all’accusa. Dunque, sembrano trovare riscontro le testimonianze dei bambini e dei colleghi dell’insegnante ora ai domiciliari, accusato di violenza sessuale continuata (anche se veri e propri atti sessuali non si sarebbero mai consumati) e maltrattamenti. Per i difensori di A.S., napoletano di 42 anni, la vicenda rischia di diventare «una seconda Rignano». Le accuse, quindi, sarebbero frutto di gelosia tra colleghi e di una rivalsa dei genitori, dopo che il maestro aveva rimproverato con troppa veemenza uno studente. Non così per l’avvocato Laura De Rui, che assiste alcune delle famiglie dei bambini: «Ci sono almeno due delle vittime - spiega - che dopo quanto accaduto stanno soffrendo le pene dell’inferno».