La denuncia «Appalto da annullare, ma la giunta Veltroni tirò dritta»

RomaEra stata per prima l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici a sollevare dubbi sul maxi-appalto per la manutenzione delle strade capitoline affidato, ai tempi di Veltroni, all’imprenditore napoletano Alfredo Romeo. Una bocciatura che, associata alle condizioni disastrose delle vie di Roma, costellate di buche e ridotte a paludi alle prime piogge, convinse l’allora presidente della Commissione consiliare di garanzia e trasparenza Roberto Rastelli, dell’opposizione di centrodestra, ad approfondire la questione.
«Ho voluto verificare che l’appalto fosse in linea con le norme - spiega Rastelli, oggi coordinatore nazionale dei Cristiano Popolari del Pdl - e per questo convocai i responsabili e gli estensori degli atti con tutta la documentazione relativa alla gara». Tra questi Risorse per Roma spa, la società partecipata quasi totalmente dal Comune di Roma, che curò il progetto alla base del bando e nel cui Cda sedeva Luigi Bardelli, presidente del Consorzio Strade Sicure, una delle imprese che si aggiudicò l’appalto con Romeo. Una situazione di potenziale conflitto di interesse, evidenziata anche dall’Authority sui contratti, su cui era necessario fare chiarezza. «Ora mi spiego come mai la maggioranza era latitante sull’argomento», osserva Rastelli.
Tutti i dubbi della commissione su quelle che vennero considerate delle palesi irregolarità nell’appalto vinto da Romeo finirono nero su bianco in un parere di sei pagine in cui le censure della Manital, la società che per prima diffidò il Comune dal procedere all’aggiudicazione definitiva della gara suggerendone l’annullamento, vennero ritenute giustificate. Fu allora che l’assessore comunale ai Lavori pubblici Giancarlo D’Alessandro chiese di essere ascoltato dalla Commissione di garanzia e trasparenza. «Lo convocammo - racconta l’ex presidente Rastelli - e gli sollevammo i nostri dubbi sulla legittimità delle procedure. Ma lui rispose che non c’era alcun problema. A questo punto il compito della Commissione era finito, non avevamo né i mezzi né l’autorevolezza per andare oltre. È stato dimostrato che le nostre preoccupazioni non erano lesa maestà. L’appalto andava annullato, la giunta ha fatto perdere tempo ai cittadini. Roma è indietro».