Denuncia a Castelli la morte della figlia

«Mia figlia è morta in circostanze ancora tutte da chiarire. Sulla sua fine ci sono ancora troppi sospetti». Per questo una donna savonese si è rivolta al ministro della giustizia Roberto Castelli, venerdì sera in visita a Savona, e gli ha consegnato un fascicolo che ripercorre la vicenda della figlia, morta impiccata a dicembre nel manicomio giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova).
La storia ha origine nell'autunno dello scorso anno nel carcere toscano di Sollicciano, dove la figlia della donna, a sua volta madre di una bambina di 13 anni, abitante a Celle Ligure (Savona), stava scontando una condanna per furto. Durante la detenzione la giovane, di neppure 30 anni, denunciò ai carabinieri di essere stata vittima di uno stupro da parte del personale della struttura carceraria. Sull'episodio fu aperta una inchiesta, ancora in corso. Nel frattempo la detenuta fu trasferita presso il manicomio giudiziario di Castiglione delle Stiviere.
Qui, secondo quanto raccontato dalla madre, la giovane riuscì ad instaurare un forte legame di amicizia con la sua compagna di camera. Nel dicembre scorso, improvvisamente, l'amica fu trasferita, senza apparente motivo, dice la donna. E proprio il giorno successivo avvenne la tragedia. La giovane savonese, che mal sopportava la condizione detentiva, fu trovata impiccata ad una rete metallica. Ora la madre spiega i tanti particolari che la inducono a sospettare qualche cosa di poco chiaro sulla morte della figlia: il trasferimento della compagna di stanza, il fatto che la rete metallica alla quale si sarebbe impiccata non sarebbe, a suo dire, in grado di sopportare un corpo ed il particolare che il giorno del decesso nessuno avvertì la famiglia.