La denuncia: "Io, precaria cacciata dalla Cgil solo perché mi candido contro la sinistra"

La denuncia di Zoubida Wakrim, in corsa a Foligno con una lista civica avversaria della sinistra: "Mi hanno fatto il terzo grado, sono stata costretta a lasciare il lavoro". E' stata messa davanti alla scelta: o il contratto o la politica

Foligno (Perugia) - Zoubida Wakrim è una signora marocchina piccolina e dal sorriso triste. Vive in Italia da quasi vent'anni, ha sposato un italiano e quindi è diventata cittadina del Belpaese, ha due figli, fa la mediatrice culturale a Foligno, feudo della sinistra. Lavora alla Cgil con un contratto a termine e con una collaborazione a rimborso spese. Ha deciso di candidarsi alle prossime elezioni comunali. Donna, immigrata, precaria, battagliera: è una sintesi pressoché perfetta del tipo umano che un sindacato come quello di Guglielmo Epifani dovrebbe essere orgoglioso di rappresentare.
Invece la Cgil le ha fatto terra bruciata attorno. Quando hanno saputo che si candidava, i vertici locali della confederazione hanno convocato Zoubida sottoponendola a una specie di terzo grado. Le hanno imposto di scegliere: o il sindacato o la politica. Lei non credeva alle sue orecchie, pensava di essere venuta ad abitare in un paese libero. Ma pur di non perdere il lavoro avrebbe rinunciato alla candidatura. Era tornata al suo lavoro in Cgil. Ma la voce stava già girando. I colleghi la guardavano male. Lo scorso venerdì pomeriggio non ha retto, è corsa in lacrime dal suo candidato sindaco stracciando sia la lettera di rinuncia sia il contratto con il sindacato. Ora Zoubida non è più una precaria: è una disoccupata priva anche della certezza di essere eletta al consiglio comunale di Foligno, dove prenderebbe un semplice gettone di presenza, non certo lo stipendio di un europarlamentare.

Il suo problema è molto semplice: non si è candidata con la sinistra. Ha scelto non il Pdl, ma una lista civica piuttosto critica con le amministrazioni di sinistra, «Impegno civile», guidata da un'altra donna ugualmente combattiva, l'avvocato Stefania Filipponi. «Avesse optato per il Pd sarebbe successo tutto questo? - si chiede il legale -. La Cgil avrebbe chiesto conto di una decisione totalmente personale?».

«È stata una scelta obbligata - dice Zoubida -. In un primo tempo volevo tenermi il lavoro. Ma nel contesto che mi è stato creato attorno non potevo più continuare». «Nella crisi dell'occupazione di questi mesi, si può lasciare un impiego anche precario senza averne uno nuovo soltanto per un motivo - scandisce Filipponi -: per disperazione».
Zoubida Wakrim era un fiore all'occhiello per il sindacato rosso: nata a Casablanca, in Italia dal 1991, da anni svolge il ruolo di mediatrice culturale, parla l'arabo e insegna l'italiano ai bambini, ha collaborato con l'associazione «Un ponte di mamme», con la Caritas e la Casa dei popoli. Poi è arrivata la Cgil con la quale la donna ha un doppio accordo: una collaborazione a rimborso spese come referente dell'ufficio immigrazione e un contratto a tempo determinato (in scadenza il 30 giugno prossimo) con la Futura, società di servizi del sindacato: Zoubida offre assistenza fiscale agli stranieri di Foligno e Spoleto.

Il caso scoppia domenica 10 maggio, giornata di presentazione delle liste. I capi della Cgil apprendono che Zoubida si candida. La mattina successiva la convocano per avere chiarimenti. In realtà la mettono sotto processo: perché la politica, perché citare la Cgil nel curriculum, perché proprio quella lista. Lei spiega che attraverso l'avvocato Filippo Teglia ha conosciuto e condiviso il programma di Impegno civile, una lista trasversale, non schierata, che intende costituire un servizio di mediazione culturale in comune per favorire l'integrazione dei tantissimi immigrati, soprattutto nordafricani e slavi (albanesi, bulgari, romeni) giunti a Foligno subito dopo il terremoto per lavorare alla ricostruzione.

I capi della Cgil la pongono davanti al bivio. Filippo Ciavaglia, numero uno del sindacato in questo lembo di Umbria, chiama in causa lo statuto della Cgil dicendo che Zoubida non poteva più svolgere attività di natura politico-sindacale perché presente in uno schieramento elettorale. Poteva continuare nell'assistenza fiscale ma non all'ufficio immigrazione. Zoubida Wakrim non è una delegata di fabbrica, non si è mai seduta a tavoli di trattative, è una precaria che fa l'interprete e la mediatrice: ma alla Cgil con lei sono tetragoni. «Altri candidati hanno comunicato la volontà di autosospendersi dagli incarichi interni in ragione della loro presenza in lista. Lei no», insiste Ciavaglia.

«È venuta da me sconvolta - racconta Stefania Filipponi -, disse che non se la sentiva di lasciare il lavoro e che avrebbe collaborato con noi in altre forme. Ho ancora la lettera con cui rinunciava a candidarsi». Zoubida torna al lavoro, ma niente è più come prima. È come se negli sguardi dei colleghi si leggesse: tu non sei dei nostri. Pochi giorni bastano per convincerla a prendere la decisione più scomoda: abbandonare la Cgil, perdere il lavoro ma non la faccia. «È impossibile continuare a lavorare lì dentro, hanno creato un clima irrespirabile», ha confessato piangendo. «Ho chiamato Ciavaglia, volevo chiarire la faccenda - dice il candidato sindaco - mi ha risposto che il sindacato non c'entra, era una faccenda nostra. Di Zoubida e della lista».