Denuncia l’amica: «La sua borsa è falsa»

da Arese (Milano)

Non accettava l’idea che l’amica sfoggiasse la stessa borsetta firmata, ma al tempo stesso taroccata. Che entrambe vestite elegantemente potessero fare la medesima figura agli occhi delle altre signore che sfilavano davanti al loro tavolino dove stavano consumando tè e pasticcini. Così, dopo un’accesa discussione, appena tornata a casa è corsa a denunciare l’amica, con tanto di nome, cognome e luogo di residenza, aggiungendo anche il luogo dove aveva acquistato il prodotto il tarocco. Non si sa se delatrice si sia in un secondo momento pentita di quel gesto così impulsivo; sta di fatto che un’amicizia di lunga data si è spezzata per colpa dell’invidia e di un falso.
Teatro dei fatti l’opulenta Arese, città giardino in provincia di Milano, da sempre abitata da famiglie facoltose. Protagoniste due signore bene che, per ingannare gli uggiosi pomeriggi autunnali, fra uno shopping e l’altro si danno appuntamento nel più rinomato caffè della città, dove commentare il passaggio delle altre mogli indaffarate, sfoggiare i tailleur griffati, le scarpe ultima moda e le borsette non certo alla portata di tutti i comuni mortali. Ed è stato proprio quest’accessorio l’elemento scatenante della lite fra le due, sfociata nella successiva denuncia.
La prima nota che l’altra ha sua stessa borsa disegnata da un noto stilista; il «doppione» sotto sotto la infastidisce anche perché, visto quanto l’ha pagata pensava di non trovarla in giro così facilmente. All’amica indica il negozio di Milano dove l’ha acquistata sottolineando, da gran signora, quanti zeri ha dovuto mettere sull’assegno (del marito) per portarsela a casa. L’altra sorride e un po’ la compatisce. Spiegandole: «Io invece l’ho pagata una manciata di euro: sembra originale, ma è una perfetta imitazione!». Una confessione quest’ultima che è come un fiammifero gettato sulla benzina. «Ma come - pensa - io spendo un patrimonio per fare la stessa figura di questa qui che se ne va in giro con un tarocc». E il pensiero a stento trattenuto, alla fine dei pasticcini si materializza in una critica pesante, di quelle che fanno più male di uno schiaffo.
L’amica che ha confessato il suo peccato resta esterrefatta e reagisce dicendogliene quattro, insomma restituendo pan per focaccia. La lite fra le due signore bene sedute al tavolino si accende al punto che il cameriere è costretto a intervenire per pregare le clienti di abbassare i toni. «Per favore signore, non siamo mica al mercato!». L’intervento del cameriere, che sotto sotto si è permesso di dare delle cafone alle due nobildonne, è la goccia che fa traboccare il vaso. La titolare della borsa originale, indignata da tutto quanto successo alza i tacchi e se ne va, mollando l’amica. Poi nervosa guida sino a casa, rimuginando su come vendicarsi. E senza pensarci due volte, ricordandosi che esiste anche una legge a proposito di tarocchi, decide di sporgere denuncia sperando in una punizione che difficilmente arriverà.