Denuncia il maniaco che perseguita sua figlia: lui gli spara in faccia

IN FIN DI VITA Il ferito, un ex carabiniere, è gravissimo. Lo sparatore si è costituito

Como«Gli ho sparato. Poi ho buttato la pistola in un cantiere». Dove l'avesse presa non si sa, ma almeno il ragazzo ha confessato. Si è costituito ieri. È stato lui, Emanuele Enrique Perino, a sparare a Vincenzo Di Maso, un colpo all'addome e uno alla testa, un uomo vivo per miracolo che riporterà comunque conseguenze gravissime. La pistola s’è inceppata, se no ora si parlerebbe di omicidio.
Perino, 23 anni è andato dall'avvocato Enzo Pacia, lo stesso legale che difende Rosa e Olindo, e ha ammesso di aver sparato due colpi contro l’uomo sabato pomeriggio a Mariano Comense. «Diceva che molestavo sua figlia. Mi aveva denunciato».
Di Maso, in effetti, era preoccupato. Quel ragazzo non era uno qualsiasi, era un giovane che era già stato in galera per stupro. E prima di aggredire e far del male a quella ragazza, ci aveva già provato con sua figlia. Per ben 3 anni. Era un pericolo vagante, una bomba ad orologeria. «Libero sotto osservazione psichiatrica», come ricorda il suo avvocato. Già fuori di prigione, nonostante i suoi ben noti problemi. E già abbastanza libero da potersi presentare a casa di un uomo e sparargli senza che qualcuno, alle sue spalle, intervenisse per fermarlo.
Quando si dice una «tragedia annunciata» assomiglia molto a questo caso. Un ragazzo con precedenti, con una pistola presa chissà dove che scarica addosso due colpi a un uomo. Un omicidio mancato solo per un soffio.
Di Maso aveva presentato più di una denuncia per le molestie ai danni della figlia. E quel ragazzo continuava a infastidirla anche se pare non ci fossero denunce recenti. Di Maso è stato un carabiniere, ora ha 44 anni e di mestiere fa l'autotrasportatore. È anche volontario della Croce bianca di Mariano, una passione che condivide con la moglie. Sabato si trova a casa, a Perticato, una frazione di Mariano. Si presenta Enrique. Suona al citofono. Di Maso lo affronta sul cancello di casa, al civico 10 di via Puglie. Sono le quattro e mezzo. Il ragazzo impugna la pistola e spara. Due colpi che riducono Di Maso in fin di vita. Poi scappa. I carabinieri lo vanno a cercare, ma Perino riesce a non farsi catturare. È una vecchia conoscenza delle forze dell'ordine anche se ha ancora pochi anni. Nel 2006, appena diciottenne, aggredisce una donna. Ha un foulard sul viso, un coltello in mano. Si avvicina a una ragazza di vent'anni, le punta la lama addosso e la costringe a salire in auto. La porta in un luogo isolato, qui un'ora e mezza di violenze. Viene arrestato e condannato a quattro anni. Ma poi gli concedono i domiciliari, finiti, però, in anticipo grazie a uno dei tanti, troppi, benefici della giustizia. E Enrique sabato si presenta a casa Di Maso in tuta da ginnastica, con una pistola a tamburo. Suona il campanello. Parla con Piera Buscemi, moglie dell'autotrasportatore. In casa c'è lei con le due figlie e un altro parente. Chiede di parlare con il marito. Quello si affaccia e dice al ragazzo di andarsene. «Vai via o chiamo i carabinieri». Di Maso esce con il cordless in mano. Enrique gli spara. La pallottola finisce nell'addome. Poi parte il secondo colpo dritto in faccia. La moglie di Di Maso accorre e il ragazzo cerca di sparare anche a lei. La pistola, per fortuna, si inceppa. Il ragazzo scappa a casa ma riesce a sfuggire ai carabinieri. Viene avvistato vicino a una chiesa, ma anche qui i controlli sono senza esiti.
«Non doveva essere libero - si disperano la moglie e le figlie dell'ex carabiniere -. Quel ragazzo doveva essere in prigione». «Chiederò una perizia psichiatrica - dice Pacia -. Il ragazzo è stato ricoverato più volte in questi mesi per problemi psichiatrici. Può immaginare come si sente ora. Completamente assente».