Denuncia penale per il Campidoglio

Patricia Tagliaferri

Doveva essere immediatamente esecutiva, come tutte le sentenze del Tribunale del Lavoro, ma il Comune di Roma proprio non vuole rispettare la decisione di quel giudice che, nel 2004, gli aveva intimato di dare la giusta collocazione agli 88 vigili urbani che avevano fatto ricorso. Una questione di mansioni e di stipendi adeguati, che da allora è rimasta sulla carta nonostante una legge del 2000 chiarisca in maniera inequivocabile gli obblighi imposti in materia all’amministrazione. Stufi di aspettare il riconoscimento di quanto dovuto per legge e riconosciuto da una sentenza, gli agenti della municipale hanno deciso di presentare una denuncia. Penale, questa volta. E già, perché pare che questa vicenda vada al di là degli aspetti strettamente tecnici. Pochi hanno digerito la decisione del Comune di bandire un concorso interno (1416 posti) per dare ai vigili quello che avrebbero dovuto avere di diritto, ossia il passaggio dalla categoria C alla D, con relativa posizione economica. E poiché gli aventi diritto erano più di 2000, ecco che un esercito di esclusi è pronto a dare battaglia a colpi di carta bollata. Agli 88 vigili che per primi hanno deciso di fare ricorso, per poi vincerlo, dopo la sentenza altri 500 si sono rivolti all’associazione dei dipendenti capitolini Ermes per essere tutelati legalmente. Insomma, una questione che rischia di provocare un certo fastidio all’amministrazione capitolina, soprattutto ora che un giudice dovrà valutare se nella gestione della querelle ci siano aspetti di rilevanza penale.
Nella denuncia vengono riassunti tutti i passaggi decisivi della vicenda, dalla sentenza alle sollecitazioni giunte al Comune per farla rispettare. Come quando gli stessi lavoratori hanno ottenuto dal giudice la nomina dell’ufficiale giudiziario che avrebbe dovuto procedere all’esecuzione. «Il 14 luglio del 2005 - si legge nella denuncia - data del primo accesso dell’ufficiale giudiziario, il dirigente dell’unità organizzativa gestione del personale del Comune dichiarava espressamente: “Confermo che nei prossimi venti giorni darò inizio alla procedura per l’attuazione del contenuto della sentenza”». Il successivo 5 settembre, data del nuovo accesso dell’ufficiale giudiziario, lo stesso dirigente sosteneva che il 3 agosto 2005 si era tenuto un incontro tra l’amministrazione e le organizzazioni sindacali per dare avvio all’iter stabilito dal giudice del lavoro e che dopo i 30 giorni imposti dalla procedura di concertazione la giunta comunale avrebbe proceduto all’atto deliberativo. Il 4 ottobre del 2005, difatti, l’amministrazione presentava ai sindacati interessati uno schema di delibera contenente una proposta di esecuzione della sentenza. Problema risolto? Niente affatto. Il Comune ha continuato a fare orecchie da mercante, nonostante la diffida notificata dai lavoratori nel novembre del 2005. È del febbraio del 2006 l’atto di interpello al quale l’amministrazione risponde comunicando che la proposta di delibera che doveva essere sottoposta alla giunta era stata restituita all’assessore alle Politiche delle risorse umane. «Appariva chiaro - dice ancora la denuncia - che il Comune, in assenza di valide motivazioni e in maniera arbitraria, ometteva di eseguire quanto disposto dal Tribunale». Dopo 16 mesi, dunque, i vigili urbani ancora aspettano.
«Devo constatare con disappunto - commenta il presidente dell’associazione Ermes, Luciano Andreoni - che il Comune continua con il suo comportamento arrogante ed omissivo». Anche il direttore della Ermes, Roberto Angelini, dice la sua: «Quando si è costretti ad intervenire penalmente per far rispettare una sentenza del giudice del lavoro significa che chi deve ottemperare manca di quella sensibilità giuridica indispensabile per non far venire meno la fiducia nella giustizia».