Denuncia sul «Giornale», caso aperto

Piero Pizzillo

La denuncia del professore Edoardo Berti Riboli, il noto primario di chirurgia, che si è scagliato «contro i potenti e l’arbitraria gestione» dell’ospedale San Martino, apparsa su Il Giornale di mercoledì in una pagina a pagamento, oltre ad aver avuto «buona stampa» per essere stata ripresa da quotidiani locali e nazionali, ha trovato accoglimento in procura. Il procuratore capo Francesco Lalla ha deciso di aprire un’inchiesta, dopo avere acquisito la lettera aperta indirizzata da Berti Riboli ai ministri dell’Università e della Salute, nonchè ai cittadini «onesti e silenziosi», in cui si dice, tra l’altro: «Pochi mesi fa sono stato nominato presidente di commissione di un concorso universitario e contemporaneamente sono stato oggetto di forti pressioni da parte di un personaggio molto potente il quale voleva che vincesse un suo candidato, ma non avendo assecondato tale volontà da allora sono vittima di gravi ritorsioni». Lalla ha detto che, per ora, nel fascicolo non è configurato un reato specifico. Appena possibile affiderà il caso a uno dei sostituti. Non è da escludere che l’incartamento possa finire sulla scrivania di Francesco Pinto, che già sta conducendo un’istruttoria sull’attività dell’ex primario del centro trasfusionale Mauro Valbonesi e sulla truffa sulla la fornitura di bombole d’ossigeno ai malati terminali e ai morti, per cui sono già indagati due medici. «L’assegnazione spetta al procuratore - dice Pinto -, adesso posso solo dire che la denuncia pubbicata su Il Giornale è generica». Una volta avviato il fascicolo riteniamo che il pm designato abbia i mezzi (interrogatori del denunciante, di dirigenti dell’ospedale e di altri testi, acquisizione di documenti e di altri elementi di prova, per stabilire se è stato commesso un illecito penale, di quale tipo, e chi è il responsabile. Basta mettere in moto la macchina della giustizia. «Era quello che speravo», ha detto Berti Riboli. Altrimenti si resta fermi alla querelle con il direttore generale Gaetano Cosenza, sul «licenziamento» del primario.