Denver, Hillary: "Uniti dalla parte di Obama"

L'ex first lady ha
fatto il suo dovere, scongiurando l'ammutinamento dei suoi
irriducibili: "Il mio
candidato è Barack Obama ed è lui che deve essere presidente". Ovazione per lei alla convention di Denver dove la Clinton ha lanciato un appello a tutti i democratici: "Non si può sprecare nessun voto"

Denver - Dev'essere difficile trovare le parole per un tributo a chi ha mandato in fumo il sogno di una vita. L'ex first lady Hillary Clinton dal palco della convention democratica di Denver le ha scelte con cura: ha fatto il suo dovere, scongiurando l'ammutinamento dei suoi irriducibili, e comunque ha lasciato aperto uno spiraglio per il futuro: per la Casa Bianca, chissà, potrebbe correre di nuovo. Tra otto anni. Magari solo quattro, se... Ma "ora il mio candidato è Barack Obama - ha detto alla convention del partito di Denver - ed è lui che deve essere presidente".

L'appoggio di Hillary Un discorso che è durato 20 minuti e ha infiammato la platea. "Non c'è altro tempo da perdere e non si può sprecare neppure un voto", ha aggiunto ribadendo il suo appoggio alla candidatura dell'ex rivale delle primarie. Ha detto di farlo "con orgoglio", un orgoglio simile a quello di essere madre, di essere democratica, di essere americana. Basta veleni, basta rancori. Non si tratta in fin dei conti di una questione personale, l'amarezza per la sconfitta di misura non può contagiare i suoi fan al punto da allontanarli dal partito democratico, convincendoli a voltare le spalle all’enfant prodige Obama, a votare, quasi quasi, repubblicano.

Uniti contro McCain No, Hillary non vuole che le elezioni le vinca McCain: "Ho passato trentacinque anni in trincea a battermi per bambini, famiglie, donne, lavoratori - dice - E non l'ho fatto per vedere un altro repubblicano alla Casa Bianca, uno che manderebbe al vento le nostre promesse e le nostre speranze". Nella platea sventolano centinaia di cartelli con le parole "Obama, Hillary, unità". E per davvero o per artificio scenico, a Denver, il partito democratico sembra realmente uno. Unito da un mantra che suona come uno slogan: "No a McCain, in nessun modo, per nessuna ragione", è giunto il momento "di riprenderci il Paese che amiamo". È stata accolta da una standing ovation e da un applauso che non sembravano mai finire. Le sue parole hanno sollevato boati, suscitato risate, fatto salire qualche lacrima di nostalgia. Più che mai Hillary è la voce del partito, anche se sarà il partito di Obama.

Il discorso dell'ex first lady Nelle sei cartelle dell'intervento, ce ne sono almeno tre dedicate a se stessa, non a Obama. Ma i valori e gli obiettivi che hanno animato la sua corsa per la presidenza sono oggi "la ragione per la quale occorre eleggere Obama", per non gettare tutto al vento. Con McCain. "Vorrei che vi chiedeste - ha detto ai suoi irriducibili - avete partecipato a questa campagna elettorale per me?". I leader politici servono a farci credere che con l'ingegno, la creatività e lo spirito giusto, "non ci sono limiti alle cose che si possono fare in America". Il primo passo è quello di mettere un democratico dentro la Casa Bianca. C'è spazio per un tributo a Bill Clinton, che gongola in galleria. "Obama darà impulso all'economia, difenderà i lavoratori e risponderà alle sfide del nostro tempo. I democratici sanno come farlo. Se ricordo bene, il presidente Clinton e i democratici lo hanno fatto in passato, e il presidente Obama e i democratici lo faranno di nuovo". Non McCain. "È un mio collega in Senato, è anche un mio amico - dice Clinton in un crescendo di ironia che si chiuderà con una grandine di bordate - ha servito il nostro paese con onore e con coraggio. Ma l'ultima cosa di cui il paese ha bisogno sono altri quattro anni uguali agli ultimi otto". Riesce addirittura a strappare risate, Clinton. "McCain è convinto che l'economia sia sana, non crede che 47 milioni di persone senza assistenza medica siano il segno di una crisi, vuole privatizzare le pensioni e nel 2008 è ancora convinto che sia giusto che le donne abbiano stipendi più bassi degli uomini. Con un programma come quello, non è strano che George W. Bush e John McCain la settimana prossima saranno insieme nelle Città Gemelle. Ultimamente non si riesce a distinguere l’uno dall’altro, sono due gocce d'acqua". Il riferimento è alla convention repubblicana che si apre il 1 settembre a St. Paul e Minneapolis. Bush, il presidente più impopolare della storia recente, è in effetti tra gli oratori principali della kermesse.

Gli interventi alla convention L’intervento dell’ex first lady è il culmine di una giornata caratterizzata da innumerevoli attacchi a McCain, tutti all’insegna dell’assunto che un altro repubblicano alla Casa Bianca non farebbe che continuare la strada tracciata da Bush. "Si definisce un 'maverick', un cane sciolto - ha attaccato la governatrice dell’Arizona Janet Napolitano - ma uno che vota nel 95 per cento dei casi come vuole Bush, non è un cane sciolto, è un lacché". Altri quattro anni di repubblicani, l’America non se li può permettere, ha continuato l’ex governatore della Virginia Mark Warner nel suo keynote, il discorso chiave della convention. "Al massimo quattro mesi", ha completato il cerchio il senatore della Pennsylvania Bob Casey, i quattro mesi che mancano alla fine del mandato di Bush. Efficace anche Kathleen Sebelius, la governatrice del Kansas astro in salita del partito che si è presa gioco di McCain per le sue mille gaffe. Al termine dell’intervento Obama ha telefonato a Clinton per ringraziarla, così come l’ex first lady al termine della prima notte della convention aveva chiamato Michelle Obama.

I ringraziamenti di Obama Barack Obama non ha perso tempo per telefonare a Hillary e ringraziarla dell’appoggio datogli. "Ho pensato che era eccezionale, il suo è stato un discorso eccellente, molto forte. Ha dimostrato come e perchè saremo uniti alle presidenzial di novembre, e come e perchè vinceremo le elezioni". E' stato il primo commento di Obama, che non era in platea a Denver ma che ha seguito l’intervento di Hillary in televisione da casa di una famiglia di suoi sostenitori a Billings, nel Montana: uno degli Stati Usa in bilico che sta percorrendo in lungo e in largo prima di raggiungere, domani, la capitale del Colorado per "sbancare" la convention, dove parlerà giovedì, giornata di chiusura. Quindi, ha reso noto il responsabile comunicazione della campagna Robert Gibbs, il senatore dell’Illinois ha chiamato la sua "orgogliosa supporter", come l’interessata si era definita, e ha conversato con lei per parecchi minuti: le ha comunicato quanto "le sia grato per il suo appoggio", e ribadito che "ha pronunciato un discorso fantastico". Al virtuale candidato democratico alla Casa Bianca è piaciuto in particolare un passaggio dell’intervento di Hillary: quando lei ha lanciato lo slogan "No way, no how, no McCain", per ammonire i seguaci delusi a non votare per il repubblicano John McCain, come invece una gran parte di loro appaiono orientati a fare.