Depardieu: "Quanti film da buttare ho fatto"

L’attore in un soprassalto di sincerità: "Ho girato 200 pellicole, 150 sono di m..."

«Il cinema? Me ne frego, non mi sono mai battuto per fare un film. Ne ho fatti duecento, centocinquanta dei quali sono merda». Parola di Gérard Depardieu che, invitato al Forum des Images alle Halles di Parigi a tenere una Master Class, di lezioni di cinema non ha voluto sentir parlare. Irriverente come sempre, il Gegè di Francia che ha snobbato alla grande il Festival di Cannes. Nei giorni scorsi è andato sulla Croisette, ma non per il suo film in concorso (À l’origine di Xavier Giannoli) e l’ambita «montée des marches», la passerella, sul tappeto rosso.

Bensì per presentare il suo nuovo vino. E alla «lezione di cinema», lasciando a bocca aperta i cinefili e mettendo in imbarazzo il suo entourage, si è confermato anticonvenzionale. Ma anche una persona comune. Molte persone comuni che non sono star del cinema potrebbero affermare, senza mentire, del proprio lavoro quanto ha dichiarato Depardieu del suo: sul 75% stenderei un velo pietoso. Vabbé, lui ha detto che tirerebbe lo sciacquone... «Non sono dell’idea di trasmettere qualcosa. Non mi sento vecchio, anzi mi sento molto giovane», ha detto, in bilico fra nichilismo e superomismo come può essere una persona che ha superato i sessanta e alla quale meno di un anno fa è morto un figlio con cui non era mai andato d’accordo. E invece di rispondere alle domande del critico che animava la serata si è lasciato andare, davanti a un pubblico esterrefatto, ai ricordi su quello che è stata la sua vita e su quello che poteva essere. «Ho fatto cinema per caso, avrei potuto fare il ladro d’auto o l’uomo d’affari. Giro meno, mi hanno visto troppo». Il critico cercava di incalzarlo con domande sul suo mestiere. Ecco due risposte. La prima: «Non capivo nulla di quel che giravo e non soltanto quando le riprese erano in inglese». La seconda: «Mangiare bene, bere bene, la conoscenza di un territorio e di una cultura sono importanti quanto il cinema».

Duecento film dei quali centocinquanta da... dimenticare. Chissà se fra i cinquanta che Depardieu ricorda con piacere ci sono quelli per i quali ha avuto i riconoscimenti più importanti, come Police (miglior attore a Venezia nel 1980), L’ultimo metrò (migliore attore a Cannes nel 1981), Camille Claudel (miglior attore a Cannes nel 1990) e Green Card (miglior attore al Golden Globe nel 1991). E quelli che sono stati amati dal pubblico, come Novecento, La signora della porta accanto, Tutte le mattine del mondo. Magari il critico gliel’aveva chiesto. Ma lui non aveva voglia di... rovistare nella spazzatura.