"Depoliticizzare" gli industriali

Ieri la giunta di Confindustria ha votato la designazione di Emma Marcegaglia a presidente. La tosta industriale mantovana, prima donna scelta per questa carica, inizierà il suo mandato da maggio quando presenterà programma e squadra. Ieri si è chiuso l'iter ufficiale con il voto plebiscitario dei colleghi. Sono questi, per alcuni versi, giorni simbolici. L'altroieri il Centro studi di viale dell'Astronomia ha previsto che l'Italia si avvia verso la crescita zero. L'altroieri Alberto Bombassei ha denunciato il defilarsi della Cgil dalla riforma del sistema di contrattazione nazionale e aziendale. Il vice di Luca Cordero di Montezemolo ha ricordato come negli ultimi quattro anni sul punto centrale dell'attività di un sindacato d'imprese, la contrattazione, non si siano fatti passi in avanti. Nel luglio del 2004 Guglielmo Epifani si sfilava dalle trattative. Nell'aprile del 2008, ancora lui annuncia l'impotenza della Cgil a stringere un accordo su come trattare nazionalmente e aziendalmente i salari. E intanto i ritardi pesano sulle retribuzioni più basse d'Europa.
Ma anche lo «sviluppo zero» parla di un'impasse di chi come Montezemolo, sostenendo di fatto il governo Prodi nel 2006, puntando su un accordo tra imprese (soprattutto grandi) e sindacati, ottenendo un taglio di cinque punti di «cuneo fiscale» coperto finanziariamente dalla spremitura dei ceti medi, riteneva di aprire una nuova fase di sviluppo.
La Marcegaglia riparte da qui: dalla mancanza di un sistema di retribuzioni che premi la produttività, dando più soldi, e da uno sviluppo piatto per eccesso di pressione fiscale. Dalla sua la futura presidente vanta non solo il contrasto al governo sul tema dell'ambiente (di cui si occupava nella presidenza montezemoliana) ma anche un profilo defilato dal politicismo imperante in viale dell'Astronomia. Non è un caso che oggi i più esposti su una linea filoprodiana, da Matteo Colaninno a Massimo Calearo, dopo avere tentato di entrare nella nuova presidenza, siano corsi a rintanarsi sotto la coperta veltroniana. E non è un caso che tra i più stretti consiglieri nella definizione del programma, Emma abbia voluto imprenditori come Giorgio Squinzi e Diana Bracco che in questi ultimi anni più si erano distinti dal vertice confindustriale. Certo la sua è una presidenza di transizione, non di rottura con l'esperienza precedente. E conterà il programma e la squadra che presenterà. Qualcuno parla di un arrivo in presidenza di quell’Aldo Fumagalli che guidò la sinistra a Milano contro Gabriele Albertini, ma in tempi di grande depoliticizzazione, probabilmente, è una leggenda metropolitana. Comunque il prossimo governo troverà sicuramente nella nuova presidenza un interlocutore serio e non più un centro di manovre.