Il deposito Scorza, la «macelleria» degli innocenti

Raccontare la storia di Angela e Pietro Cereseto, i due fratelli di Bolzaneto picchiati (lei anche violentata) e poi uccisi dai partigiani nei giorni successivi al 25 aprile 1945, ha risvegliato il ricordo e la testimonianza di alcuni lettori del Giornale che ci hanno raccontato altre vicende su quel sangue dei vinti che Genova non ha voluto ricordare nemmeno durante il sessantaseiesimo anniversario della Liberazione. Alla miopia dell’amministrazione comunale viene contrapposto chi certe esperienze le ha viste e vissute da vicino.
Basta restare a Bolzaneto dove non c’è stato solo il sacrificio dei fratelli Cereseto. E basta restare in famiglia visto che Angela e Pietro, in quelle settimane, scomparì anche il padre Lorenzo. Barista di un locale del quartiere, il 22 maggio del ’45 fu prelevato dalla sua abitazione da due partigiani che lo caricarono su una macchina di colore nero insieme ad un imprenditore edile, anche lui residente in Valpolcevera.
Di loro si persero le tracce e il Tribunale di Genova ne stabilì la morte presunta con una sentenza del 17 maggio 1952. Nel quartiere in molti raccontavano come Lorenzo fosse stato annegato in mare dai partigiani.
Fascisti, o presunti tali, dopo il 25 aprile 1945 finivano in quel deposito legnami Scorza che fungeva ai partigiani come carcere militare: non serviva che fossero appurati crimini per essere imprigionato, bastava una patente da camicia nera o anche un colloquio con qualche soldato tedesco. Tra quelli che passarono dalla Scorza anche Dionisio Puppo, da tutti soprannominato «Chicchi».
Era un uomo che viveva di espedienti, girava con abbigliamento di fortuna e portava occhiali spessissimi segno di una capacità visiva ridottissima. Le Brigate Nere decisero di arruolarlo nella seconda Compagnia del I Battaglione. Fu più per toglierlo dalla strada che per necessità, lo avevano messo a prestare servizio al posto di blocco delle Bratte. Testimoni raccontano che nei giorni successivi alla resa dei tedeschi, Chicchi fu portato alla Scorza, gli venne fatto un processo rapido poi venne picchiato duramente, messo su un motocarro e mostrato sanguinante per Bolzaneto. Il processo nel deposito legnami «Scorza» lo dovette subire anche Camillo Cambiaggio, studente di 16 anni che lì venne rinchiuso fino a quando non fu fucilato insieme al padre Giuseppe, disegnatore di 44 anni, entrambi i corpi furono tumulati nel cimitero della Biacca. La colpa del giovane Cambiaggio era di aver stretto amicizia con un soldato tedesco.