Depurare le tossine dell’albumina per salvare le funzioni del fegato

Gianni Mozzo

Ci sono due possibilità di «sostituire» la funzione epatica: la prima mira ad ottenere un fegato capace di svolgere tutte le complesse funzioni di quell’organo; la seconda tende a realizzare metodiche completamente artificiali che possano svolgere la sola funzione depuratrice (eliminazione dei prodotti del metabolismo).
Tali metodiche, pur ottenendo risultati più limitati, presentano il vantaggio d’una maggiore semplicità di applicazione nella pratica clinica ed al tempo stesso risultati certi. Oggi la metodica «Mars» che sostituisce la funzione depuratrice del fegato è largamente impiegata. In essa il sangue viene convogliato in un circuito extra-corporeo simile a quello dell’emodialisi; ma nel dializzatore, invece che il dializzante, scorre albumina.
Ciò permette di allontanare dal sangue non solo tossine le cui molecole sono «libere» nell’acqua plasmatica, per esempio le tossine uremiche, ma anche quelle non eliminate dal fegato che sono legate all’albumina. Questa metodica ha dato buoni risultati e si è dimostrata molto ben tollerata dai pazienti trattati. «Mars» viene applicata attualmente a Padova, a Roma, a Bologna, a Napoli e a Palermo.
A Milano, l’ospedale San Giuseppe è stato tra i primi ad adottarla, per iniziativa del professor Roberto Marangoni, che ha parlato della sua esperienza, recentemente, in tre congressi internazionali: a Rotterdam, a Rostock ed a Bologna. «Mars» avrebbe una maggiore diffusione se il Servizio sanitario regionale la autorizzasse, rimborsandola. Fino ad oggi soltanto la Regione Lombardia ha riconosciuto «Mars», stipulando una convenzione con l’ospedale San Giuseppe di Milano.
Esiste, a Londra, un Registro internazionale che elenca gli interventi effettuati con questa metodica: 16mila. Le indicazioni principali sono: l’insufficienza epatica acuta e cronica; quella epatica che compromette la funzione renale; il ritardo di ripresa d’un fegato che è stato trapiantato; l’avvelenamento da sostanze tossiche che si legano all’albumina.