Il depuratore trasforma il silenzio in terribile fetore

A Sestri Levante la storica baia deve fare i conti con i liquami che finiscono in mare aperto Cittadini in rivolta

Maria Vittoria Cascino

da Sestri Levante

«Fosse solo la puzza, ci tappiamo il naso come abbiamo sempre fatto. Ma quando cominci ad avere mal di testa, nausea e vomito... Dovevamo denunciarlo alla Procura». Storia di un paradosso. Insostenibile per i residenti della Baia del Silenzio, che i milanesi chiamano «mare piccolo», che per i sestresi è Portobello, che il mito fa nascere da una storia d'amore folle, che spazzata dal vento incantò Andersen, che gira il mondo in spot griffati. E chi lì ci abita da una vita, chi ha fatto una pazzia per aggiudicarsi pochi metri, chi magari vive un po’ più su, ma il naso a tiro di mare ce l’ha lo stesso, non la vuol più sentire quella puzza che si prende la Baia. I condomini di via Portobello denunciano alla Procura della Repubblica di Genova, al Noe, Nucleo Operativo Ecologico, all’Arpal e al sindaco Andrea Lavarello, «la grave situazione che il cattivo funzionamento del depuratore sta causando ormai da troppo tempo alla popolazione della zona». Perché proprio nel sito che qualcuno ha proposto come patrimonio dell’Unesco, Sestri ha pensato bene di piazzarci il suo depuratore. Una follia. Che agli occhi degli amministratori di allora sembrava la soluzione più naturale. Perché c’era il mare e le condotte fognarie finivano alla Penisola. Perché vai a pensare allora come venderti questo paradiso. Quando lì c’erano solo le barche dei pescatori, l’Abbazia e le scuole medie. Quando la Fit Ferrotubi andava come un treno, mica ti veniva in mente la storia di siti di pregio e circuiti turistici. Te lo costruiscono sotto i ruderi di Santa Caterina, il depuratore,vicino all’ex cinema Conchiglia. Metri quadri che valgono oro. Il Comune espropria la zona e allestisce l'impianto. Il procedimento è semplice: a Portobello arrivano i liquami della città e una stazione di sollevamento li pompa al depuratore. Ma i titolari dei terreni espropriati rivendicano parte dell’area, vincono la causa contro il Comune e l’impianto viene ridimensionato. Un bel pasticcio, perché Sestri cresce. Soprattutto d’estate. E cresce la puzza. Perché la città è in piano e i liquami marciano a scartamento ridotto. «Anche l’acqua ogni tanto ha un colore strano - e lo sa bene Roberto che è della “maina” e ha il gozzetto attraccato in baia - Neanche i ricci trovo più, va bene?» Appoggiati alle barche sulla spiaggia ci sono tutti gli altri. Preoccupati, intristiti. Perché hanno la memoria impigliata in quegli odori che non riconoscono. Rileggono l’esposto: «Più recentemente gli agenti chimici con cui il liquame fognario viene trattato, esalano in atmosfera odori che, oltre ad essere sgradevoli, producono nelle persone forti emicranie, nausea, vomito e non si vorrebbe, altre patologie ancora più gravi e dannose alla salute». Giurano di non esagerare. «Alcuni hanno già protestato nelle varie sedi competenti senza ottenere purtroppo nulla di concreto». Non resta che chiedere alla Procura di «attivare gli organi competenti per eliminare il fatto lamentato, ricordando fin d’ora che si riterranno responsabili sia il Comune nella persona del sindaco, che gli altri enti e amministrazioni per eventuali danni alla salute che il persistere della situazione dovesse provocare». L’esposto punta il dito sul sistema di depurazione, «ben lungi dal risolvere il problema dell’inquinamento marino, come è facilmente rilevabile dallo scarico a mare della condotta terminale». Nell’esposto però, secondo il sindaco ci sarebbero molte inesattezze: «Il garantire una buona depurazione ha comportato in alcuni momenti esalazioni maleodoranti. È lo scotto da pagare. Purtroppo l’utilizzo di piastre deodoranti non ha sortito l'effetto sperato». A fine stagione un summit per individuare le criticità in funzione del prossimo anno. Ma Lavarello insiste: «L’impianto allo stato attuale non può essere modificato. Un’ipotesi plausibile è chiedere di nuovo una fetta di terra per ampliarlo, a fronte dell’impegno di trasferirlo in futuro. E comunque tra un po’ di puzza e l’inquinamento marino cosa scegliamo?». Forse è meglio non aspettare la risposta.