Deputato leghista cacciato da Facebook: rivolta in Rete

Parlane bene o male purché ne parli, diceva Oscar Wilde che di Internet non sapeva granché. E in effetti almeno questo c’è di positivo: adesso Salvini Matteo (nella foto), consigliere comunale milanese e deputato leghista, è il primo parlamentare espulso dalla Rete. Da quando il suo account Facebook è stato cancellato, da un giorno all’altro e senza spiegazioni, proliferano quelli che a Salvini non le mandano a dire all’urlo di «Buffone», ma soprattutto quelli che «Riattivate l’account di Salvini», «Salvini for president», con immancabili dietrologie sulla censura di «questi siti americani gestiti dai peggiori alfieri del mondialismo che detestano chiunque si opponga alla distruzione dei popoli». Lui, Salvini, patisce perché Facebook è «un passatempo determinante per le lunghe ore in Aula mentre la sinistra fa ostruzionismo», e poi per il senso di impotenza che arriva dal non sapere a chi rivolgersi, «chi diavolo è Mr. Facebook?».
In attesa di scoprirlo ha presentato un’interrogazione al ministero delle Telecomunicazioni per chiedere quanti sono gli italiani colpiti dalla stessa sorte, «perché io ho raccolto centinaia di segnalazioni». E fornirà la sola traccia che l’entità astratta del Web s’è degnata di lasciare ormai due settimane fa. Una mail che fa così: «Your account have been disactived». Why? Boh. Episodi di razzismo e insulti, causa di cancellazione, non ce ne sono stati. «Dicono che forse avevo troppi “amici”, ma ne ho 2mila, Veltroni 5mila - ragiona -. C’è poi chi dice che la disattivazione scatta per eccessiva interattività coi propri contatti, e può darsi che l’altro giorno durante le 5 ore di ostruzionismo alla Camera io abbia smanettato molto, però lo stesso hanno fatto i miei colleghi, e non sono stati oscurati».
Nel frattempo è bastato fare un nuovo account, con una mail diversa. Finché Mr. Facebook non se ne accorge...