IL DEPUTATO DI NOI SUD 4LUCIANO SARDELLI

Nel 1996 Pinuccio Tatarella lo schierò per contrastare Massimo D’Alema nell’inespugnabile Gallipoli. E lui ci andò vicino raccogliendo il 45 per cento dei voti. Oggi Luciano Sardelli, medico pediatra, effervescente scrittore, ma soprattutto capogruppo a Montecitorio dei sei deputati di Noi Sud, partito alleato del Pdl, evoca proprio il compianto Tatarella per prendere le distanze da Gianfranco Fini: «Pinuccio glielo direbbe chiaro e tondo: Gianfranco stai sbagliando. Fini deve dimettersi da presidente della Camera».
E perché, onorevole Sardelli?
«Fini non ci rappresenta più. Fini non rappresenta me e non rappresenta i miei colleghi che invito a uscire allo scoperto, così come voi del Giornale avete chiamato a raccolta i lettori».
Che cosa è che non va?
«È un crescendo. Certo Fini non ha interpretato il suo altissimo ruolo istituzionale come tutti i suoi predecessori. No, lui fa politica attiva, ha rotto gli equilibri del centrodestra, ha fondato un nuovo partito, non è più terzo. E ora ci si è messa pure questa vicenda della casa a Montecarlo».
Il presidente della Camera sostiene di aver chiarito.
«Ma no. Non ha chiarito un bel nulla. La storia fa acqua dall’inizio alla fine. Viene venduto un appartamento a Montecarlo, ma viene venduto a una società off-shore. Chi c’è dietro questa società? E come mai il prezzo è così basso? E perché An rifiuta offerte ben più allettanti? E poi non credo proprio che Fini non sapesse nulla della destinazione finale della casa. Ci abita il cognato e lui casca dalle nuvole. Imbarazzante».
Dunque?
«Per quanto mi riguarda la sua situazione è più grave di quella che ha portato Scajola alle dimissioni per la casa al Colosseo. Qui c’è un'operazione ben più complessa. E Fini, con i suoi silenzi e i suoi comportamenti, sta trascinando nella polemica l’istituzione».
Insomma, deve farsi da parte?
«Fini non è più imparziale. Perfino nel comunicato sull’abitazione di Montecarlo, dove non chiarisce, se la prende con i suoi colleghi che attaccano i magistrati. Ma come può svolgere un ruolo di garanzia in queste condizioni? Bertinotti e Casini avevano un ben altro stile. L’azione di Fini è contraddittoria e disgregatrice. E il silenzio della sinistra la dice lunga sull’imbarazzo generale verso il presidente della Camera».