Il derby Bombassei-Marcegaglia

Andrea Moltrasio ha dichiarato nei giorni scorsi di rinunciare alla corsa per la presidenza di Confindustria.
L’annuncio ha riportato il sereno tra gli industriali di Bergamo, dove un altro autorevole vicepresidente nazionale, Alberto Bombassei, ha i titoli per sostituire Luca Cordero di Montezemolo e poteva essere ostacolato da una divisione dell’associazione della sua città. Al momento i due concorrenti con più chance sono Bombassei, che ha chiesto anche alla società di Giorgio Del Mare di analizzare i problemi di una sua eventuale campagna presidenziale, ed Emma Marcegaglia, molto attiva nelle assemblee provinciali degli industriali di tutta Italia.
In molti hanno notato come Montezemolo non sia quasi mai presente agli incontri di concertazione a Palazzo Chigi, preferendo delegare ai suoi vice e dando a Maurizio Beretta la responsabilità complessiva delle trattative. Il direttore di Confindustria è abile e ha portato a casa qualche risultato. Ma alla fine, in mancanza del presidente, con tutti i segretari generali delle confederazioni sindacali presenti, il ruolo di Confindustria non sarà indebolito?
Se si gira per le assemblee degli industriali che si tengono in giugno per tutta Italia, si constata come l’umore degli imprenditori sia uniforme: ira per Alfonso Pecoraro Scanio che vuole imporre un codice ambientale più duro di quelli europei. Preoccupazione per le relazioni industriali che la vertenza dei sindacati metalmeccanici annuncia burrascose. Compiacimento per come le imprese nonostante tutto e tutti abbiano aperto la via alla ripresa, anche se non si sa quanto duratura. Insoddisfazione verso un governo instabile che ha portato la pressione fiscale a livelli insostenibili: Il Giornale della Piccola e media industria calcola che le «piccole» «pagano tra tasse e contributi il 67 per cento del reddito prodotto».
Che cosa voleva Montezemolo con il suo show a Reggio Emilia sui sindacati e fannulloni? Gli applausi dell’assemblea? Fare un’ulteriore passo verso la politica antipolitica (e antisindacale)? La base degli imprenditori è divisa tra il merito (in effetti, come ha detto Montezemolo, i sindacati rischiano di rappresentare sempre meno il lavoro produttivo) e l’opportunità di certe frasi che poi costringono a smentite, telefonate di scuse affrettate e così via. A Vicenza il presidente dell’associazione e di Federmeccanica, Massimo Calearo, è sembrato invece proprio spingere Montezemolo verso la politica.
Sergio Dompé è stato rieletto con grande consenso presidente di Farmindustria. Nel voto c’è l’apprezzamento del duro lavoro svolto per contenere l’azione di un governo che considera l’industria farmaceutica cassa di compensazione della spesa sanitaria, senza curarsi delle esigenze della ricerca. Romano Prodi venuto ad assicurare i soci di Farmindustria sull’attenzione dell’esecutivo per le loro proposte, non è stato molto applaudito, ma una volta tanto non è stato neppure fischiato. Notato il fatto che il presidente del Consiglio, salutando la presidenza dell’assemblea, non ha stretto la mano di Montezemolo.