Derby d’Italia

Derby d’Italia? Guardate il rosso di bilancio: non proprio una bella Italia. Speriamo che Inter e Juve siano più brave sul campo. Da Madame al veleno a Signore in rosso il passo è breve. Derby infuocato nei contorni e nelle voglie: la Juve in testa alla classifica, l’Inter là in fondo ma con il suo corredo di vittorie recenti. Se ne sono dette di ogni sorta per quello scudetto che ha disossato ogni senso della civiltà calcistica. Ed ora eccole di nuovo, pronte a riepilogarci i loro quarti di nobiltà. Nonostante i conti di bilancio. Ieri l’Inter ha anticipato il derby presentando i suoi: perdite per 86 milioni (l’anno passato erano 69, ma con migliori ricavi, più spese e 10 milioni ripianati nel bilancio di quest’anno), aumento di capitale sociale di 40 milioni, ricavi per 270 milioni con 51 milioni di plusvalenze, ingaggi per 190 milioni contro i 230 dell’anno passato.
Moratti fa garanzia: ieri ha ammesso il momento negativo. Spende e si spende per l’Inter. Lo ha ricordato all’assemblea dei soci nerazzurri. «Se ci sarà da andare sul mercato, lo farò. Non mi sono mai tirato indietro». Però deve guardare al fair play e al buon senso economico. Agnelli ha speso di più, pur avendo vinto niente. I conti Juve mettono anche più brividi: 120 milioni di ricapitalizzazione, rosso di oltre 95 milioni, fatturato di 172 milioni, meno di quanto incassato in serie B, costi per 196 milioni. Leggendo i numeri andrebbe ribattezzato come un derby da pazzi. Guardando classifica e questioni tecniche tien banco la Juve e il bilancio per ora è sano. Quello dell’Inter un po’ meno. Già silurato un allenatore, al quale Moratti ha inviato l’ultimo pensierino. «Se non cambiavo avremmo avuto tre punti in meno. Complimenti a Ranieri che è un signore». Orticaria con gli arbitri. «Tutte brave persone, non siamo tornati a tempi antichi, nessun complotto, ma c’è superficialità. Non c’è giustificazione al nostro rendimento, però certe decisioni non ci hanno aiutato». Leggero fastidio dal Palazzo: «Scusate, ma non riesco ad entrare nel Palazzo innescando questi rapporti falso-amichevoli e utilitaristici. Colpa mia: come presidente, siete caduti male».
Per converso, Agnelli ha imparato bene: Giraudo e Moggi sono stati autentici maestri. In questo forse l’Agnellino è più duttile e moderno del Morattino (rispetto ad Angelo). Nel calcio conta. Per una partita un po’ meno. Dunque cosa attenderci da questo Inter-Juve? Diciamolo con Moratti. «Spero non risenta del clima fra le società». Ovvero: che non sia un clima antipatico.