Il derby delle sorprese lancia la Lazio regina Ma Reja pensa a salvarsi

Dall’inizio della settimana Aurelio De Laurentiis, il miglior presidente del Napoli dai tempi del primo Ferlaino, polemizza con il sistema per il calendario che ha opposto il Napoli alla Roma ieri pomeriggio al San Paolo. Un calendario ritenuto fortemente iniquo. Neppure la strepitosa vittoria è servita a mitigarne i bollenti spiriti. «La mia squadra, dopo aver affrontato giovedì sera un’autentica battaglia a Bucarest con la Steaua e i suoi ultrà, ha affrontato i giallorossi che hanno giocato ben due giorni prima in Champions League, fra l’altro in casa. È un’ingiustizia. C’è chi ha avuto la possibilità di preparare la partita con cura e chi invece ha fatto appena in tempo a smaltire le fatiche dell’Europa League. Si dovrebbe fare qualcosa. Ma le istituzioni sono silenziose, non intervengono, anzi si mettono in mezzo», questo il suo pensiero che non è nuovissimo. A gennaio aveva detto: «Non ci siamo mai seduti attorno a un tavolo resettando un passato ormai anacronistico. Tutti si nascondono dietro delle regole che hanno fatto il loro tempo e nessuno ha il coraggio di parlare in maniera obiettiva».
In linea generale De Laurentiis non ha torto, ma non può sparare ad alzo zero contro tutto e tutti. Il calendario è in mano alla Lega di Serie A e lui fa parte di questa congrega, ne è anzi uno degli attori principali. È al suo interno che deve vedersela, ne parli nei corridoi e nelle stanze di via Rosellini. La Figc, giusto per fare un esempio, non ha alcuna responsabilità nella stesura del programma. Se ritiene che il Napoli, dopo aver giocato il giovedì in Europa, vuole riposare un giorno di più e scendere in campo il lunedì, lo chieda. L’ha mai fatto? I network tv non ci penserebbero due volte ad abbracciare la proposta, non vedono l’ora di spalmare le partite in giorni e orari diversi. Altrimenti non avrebbero sborsato una cinquantina di milioni per avere un appuntamento a mezzodì della domenica.
Ma è fuori luogo demonizzare l’Europa League o addirittura boicottarla perché rende poco, comunque più che in passato, e complica la vita in campionato. All’estero non succede. E proprio il Napoli, con la furibonda rimonta di Bucarest, ha dimostrato di aver compiuto un importante salto di qualità sul piano mentale, direi anche culturale. Si ricordi, il presidente, che il nostro calcio perderà un posto in Champions League proprio per i risicati risultati ottenuti dalle nostre squadre nell’altra competizione continentale. Il particolare non è irrilevante.