Derby da dimenticare. Peruzzi esce a sorpresa e la Lazio si arrabbia

Il portiere: "Mi ritiro". Roma fischiata. Incidenti: 4 poliziotti feriti e 4 tifosi accoltellati

Roma - Un derby romano incolore e indolore che si ricorderà solo per l’addio di Angelo Peruzzi al calcio. «Basta, avevo già deciso da gennaio di smettere al termine della stagione - la frase a caldo del portiere subito dopo il fischio di Rizzoli -. Anzi, questo Roma-Lazio è stata la mia ultima partita, ho una frattura al dito e non posso continuare». Tanto di cappello alla carriera dell’estremo difensore, pluriscudettato e campione d’Europa di club con la Juve, iridato in Germania e con un passato illustre anche alla Roma e all’Inter. L’ultima immagine della carriera è la prodezza su De Rossi quasi allo scadere del derby, una parata bella quanto inutile visto che il romanista era stato già fermato dal guardalinee Stagnoli per fuorigioco. Ma la sua partita d’addio registra quattro parate importanti, nonostante la pressione della Roma sia confusa, pasticciata e mai seriamente insidiosa, e un atto d’amore verso la curva nord, con il lancio della sua maglietta verde smeraldo.
La decisione del portierone di Blera coglie di sorpresa tutto l’ambiente laziale, dal presidente Lotito («non lo sapevo come non sapevo che non vuole giocare le ultime partite, mi dispiace se ha fatto questa scelta, ma noi lo abbiamo lasciato sempre libero di scegliere e mi auguro che rimanga nella Lazio anche se tutti sono utili e nessuno è indispensabile») al tecnico Delio Rossi («il capofamiglia è sempre l’ultimo ad essere informato, poteva dirlo prima alla società che alle tv»). I «nemici» giallorossi sperano in una retromarcia. A cominciare da Totti: «Spero che Angelo possa ripensarci, oltre che un buon amico è un grande campione, il calcio ha ancora bisogno di una persona come lui». De Rossi lo elogia: «È una gran persona, mi è stato vicino nel mio difficile periodo al Mondiale in Germania». E il tecnico Spalletti lo addita come «un professionista impeccabile e un esempio per i giovani, per me avrebbe potuto continuare». Insomma, l’annuncio di Peruzzi di appendere i guantoni al chiodo (anche se a Formello in molti sono convinti che chiuderà l’attuale campionato) diventa l’unico motivo di discussione di uno dei derby più brutti degli ultimi anni. È un derby senza sfottò, senza striscioni (nonostante il parziale via libera concesso dalla Prefettura) e soprattutto senza scenografie. Ma purtroppo con il solito bilancio di scontri e tafferugli: quattro poliziotti feriti lievemente, tre tifosi laziali e un ragazzo inglese accoltellati ai glutei e alla spalla fuori dallo stadio (medicati in alcuni ospedali non sono gravi, il prefetto Serra ha parlato forse un po’ impropriamente di «puncicature»); il sequestro di bastoni chiodati, da utilizzare come clave, e cartelli stradali come scudi nascosti dietro secchi dell'immondizia e cespugli. In campo emozioni con il contagocce: c’è un Totti a scartamento ridotto che, dopo il tormentone derby sì-derby no, fa poco o nulla. Si giocano cento minuti ma l’atteso gol è solo virtuale: la punizione di Ledesma al 34’ del primo tempo, unica vera conclusione in porta dei biancocelesti, gonfia la rete dall’esterno dando alla curva laziale l’impressione del gol. Il derby resta così quello delle illusioni, ma anche dei fischi che i tifosi della Roma riservano alla squadra quando va sotto la curva. «Se dev’essere così, non ci vado più», la critica di De Rossi che pur dicendo di voler restare in giallorosso, aggiunge «ma non ci metto la mano sul fuoco».