Derby, due debuttanti che non possono fallire

Hanno vissuto tempi migliori, Roma e Lazio. La classifica dice che i giallorossi sono in crescita, ma ancora lontani dai posti che contano, e i biancocelesti sono a un passo dal baratro della B. Dunque in teoria favoriti, come vuole la tradizione della stracittadina più imprevedibile d’Europa (parole di Ranieri). Ma restano tanti i motivi di interesse del derby numero 133 di campionato. Intanto è il primo per i due allenatori Ranieri e Ballardini, che lo vivranno con stati d’animo diversi: il testaccino, che lo affronta a 58 anni, imbiancato e con le rughe sul viso, non nasconde l’emozione che inizierà già sulla scaletta che dagli spogliatoi porta al terreno dell’Olimpico; il romagnolo, più schivo e meno verace, che della Capitale conosce giusto le quattro mura di Formello, cova sentimenti di riscossa consapevole che una nuova sconfitta gli costerebbe la panchina. Indicativo l’atteggiamento tattico che proporranno stasera: Roma a trazione anteriore, anche se Ranieri non crede a una Lazio in crisi e teme per la sua difesa dai frequenti black-out; Lazio più coperta, con una sola punta, e un undici «conservativo» per giocarsi un match d’attesa e ripartenza.
Ma è anche il derby dei numeri dieci: il Totti in grande spolvero, ma a secco in un derby da 4 anni (ricordate nel 2005 il pancione simulato mentre Ilary era in attesa del primogenito Cristian?), contro lo Zarate riscattato a suon di milioni, ma brutta copia del brillante folletto della scorsa stagione. Il capitano della Roma ha spesso snobbato l’argentino, ora deciso a farlo ricredere e a cambiare l’annata sua e della Lazio.
Spunterà il solito coniglio dal cilindro, come Mancini, Cesar e Julio Baptista (eroi nel derby e poi finiti nel dimenticatoio) o Ledesma, messo ai margini del gruppo laziale? Toccherà a De Rossi (200 in A), uno dei pochi romani di questo derby, al ritrovato Vucinic, o ancora al Rocchi confinato in panchina? Stasera la risposta, speranzosi che il derby possa tornare presto una sfida da scudetto.