Il derby di Maldini e Crespo

</B>Il capitano ancora una volta nella parte del grande vecchio. Ma stavolta con un dubbio: sarà la sfida d’addio?

Caro Paolo Maldini, che rapporto ha col derby?
«Ora quasi normale, naturale direi, di sicuro diverso, molto diverso da quel che accade a Roma dove per esempio è quasi un reato avere amici dall’altra parte. In passato non è stato così: soffrivo l’evento e giocavo maluccio».
Ne scelga uno brutto e uno bello da rievocare...
«Da dimenticare un derby con la pubalgia, uscii dopo l’intervallo, nel ’92. Da ricordare tutti quelli di Champions».
L’Inter è la superfavorita della stagione: Moratti e Mancini però se ne lamentano...
«I favoriti, da sempre, hanno sulle spalle il macigno della responsabilità. Considerare una trappola il pronostico nasconde forse qualche fragilità».
Caro Maldini, lei in tempi non sospetti, si disse contrario allo scudetto a tavolino. E adesso con quelli dell’Inter come la mettiamo?
«Io sono abituato a vincerli sul campo, la gioia non è paragonabile, ma capisco anche chi, come il presidente Berlusconi, ha rivendicato quegli scudetti. Noi tutti, a Milanello, sentivamo di meritare molto di più, qualcosa ci è stato tolto. L’Inter l’ha ricevuto lo scudetto, credo abbia tenuto un profilo basso, non ho visto in giro nessuna festa».
Cosa pensa del meno 8?
«È l’aspetto più fastidioso della vicenda, mi girano molto le scatole».
E di Vieri spiato da Moratti?
«È una cosa che ha sorpreso me e amareggiato Bobo. Anche perché stiamo parlando del 2002 quando lui viaggiava alla media di 25 gol all’anno. Mi è sembrato, sul piano della gestione societaria, un passo indietro di qualche decennio. Se il calcio, con dirigenti, stampa e tifosi, non cresce, non lamentiamoci dei suoi insuccessi. Sono rimasto deluso».
Via Moggi, è cambiato qualcosa tra gli arbitri?
«Gli errori restano e con questi dobbiamo convivere. È giusto collaudare i giovani arbitri, ma vedo nel loro atteggiamento poca serenità: fanno i duri pensando di superare gli esami».
Platini vuol far dimagrire il calcio italiano in Champions: che ne pensa?
«La Champions è nata per uno scopo: trasformarla in un mondiale per club, renderla più attraente, consentire a una squadra di vincere anche sbagliando una partita. Adesso lui vuole farci tornare indietro di 20 anni. Non capisco perché».
Blatter ha chiesto scusa per la mancata premiazione a Berlino...
«Lo considerai un affronto. Ma riconoscere l’errore è un bel riscatto».
Grandi attaccanti in crisi: c’è un motivo?
«Ronaldinho paga lo stress da tournée estiva, Sheva deve inserirsi nel calcio inglese: è abituato a dialogare coi compagni, a Londra il pallone gli arriva da dietro con lanci lunghi. Su Gilardino voglio dire una sola cosa: deve convincersi che riscuote la fiducia di tutti, tecnici e compagni di squadra, è il centravanti del Milan e lo sarà per i prossimi 10 anni».
E Adriano in Brasile?
«Francamente non l’ho capita».
Ha deciso cosa farà da grande?
«Di sicuro non farò l’allenatore, vorrei provare a fare il dirigente, ma non con compiti di facciata».
Come se la cava suo figlio Christian col calcio?
«Quando avrà 15-16 anni capiremo se è buono per il calcio, adesso che si diverta nella squadra allenata da Ludovico Costacurta, il fratello di Billy. Nel frattempo mi sembra demenziale la regola imposta dalla federcalcio che ai bambini della sua età obbliga a giocare a 7 e non a 9 come succedeva prima».
Veniamo al Milan attuale: vecchio, logoro, con un gioco risaputo. Sono le critiche condivise: dobbiamo aggiungere altro?
«Non è il gioco da cambiare, dobbiamo essere più veloci, più concreti, più aggressivi. Mai abbandonare l’idea del gioco: è il nostro segreto».
Si rileggono accuse alla sua veneranda età...
«Certi errori li facevo anche a 20 anni».
Può essere l’ultimo derby?
«Deciderò a fine stagione e sulla base di alcuni numeri. Se avrò giocato l’80% delle partite, mi sarò sentito utile, allora resto e continuo. Altrimenti meglio lasciare».