Un derby rosso-nero: tra "Unità" e "Secolo": borsettate su Haider

Concita De Gregorio dà risalto alla lettera di un lettore che confessa il suo sollievo per la morte del governatore della Carinzia. Il quotidiano di An: "È rimasta a piazzale Loreto"

da Roma

E gli sputi su Claretta Petacci, «nemica» di nessuno e ammazzata senza colpa alcuna, non valgono? Pesantissimo, l’attacco sferrato dal Secolo d’Italia contro la «nuova» Unità, che come la «nuova» sinistra veltroniana sarebbe ancora e «sempre lì, sempre nella stessa posa: a Piazzale Loreto, sputando sul nemico morto». Vedi che quando le donne s’infuriano, sanno essere più feroci degli uomini? È scoppiata la «guerra delle due rose». Perché ambedue i quotidiani sono diretti da donne: Flavia Perina che ha firmato il fondo sul Secolo di ieri, e Concita De Gregorio che ne ha provocato le ire col commento a una lettera sulla prima pagina dell’Unità di domenica. Sono le uniche «direttore» di quotidiani nazionali in Italia, da svariati anni. Ma senza nulla concedere alla solidarietà tra minoranze, difesa delle quote rosa e nemmeno al «cane non mangia cane» della categoria, se le danno di santa ragione. Sul fil di penna.
Che cosa ha fatto la De Gregorio? Ha pubblicato la lettera di un suo lettore, tal Giovanni Pera, colpito dalla morte di Haider, il leader della destra austriaca. Strani e contorti sentimenti, ha suscitato quella morte nel lettore, che scrive di «aver guardato» le foto del politico schiantatosi al volante, e aggiunge: «Ho letto che lo paragonano a Bossi, ho pensato ai loro vestiti tirolesi, alle camicie nere di Berlusconi al Bagaglino, ai simboli neofascisti esibiti da chi ci governa». La conclusione, il Pera l’aveva anticipata nelle prime righe confessando, con «imbarazzo» dice, che la parola per definire il suo sentimento davanti alla morte improvvisa di Haider «non è soddisfazione, ma onestamente le somiglia». Com’è che la direttora ha deciso di pubblicarla in prima pagina, dedicandole una lunga risposta?
Intanto perché «è una bella lettera», scrive Concita De Gregorio, «bella perché parla di vergogna senza vergogna e di pena senza pudore». E comunque perché il potere insindacabile di scelta spetta al direttore, in qualunque giornale. Anche alla «nuova» Unità e anche al Secolo, tanto che Flavia Perina non s’è fatta scrupolo di andar giù come un maglio, bollando come «sconcertante» già la scelta «di mandare in prima pagina, anziché nel cestino, le parole di uno squilibrato», e additando la collega che «per di più, rispondendo alla lettera non riesce a dar torto fino in fondo al suo interlocutore». Infatti, sarebbe «sbagliato gioire, scrive Concita, ma solo perché Haider in fondo non era un tiranno, “non era né Franco né Pinochet”. Se lo fosse stato, sarebbe giusto dire con Alceo: beviamo a viva forza, è morto Mirsilo», il tiranno di Mitilene che aveva esiliato il poeta.
Scandalizzata, stupefatta: altro che solidarietà tra donne di potere, empatia di madri, dolcezza femminile. Fosse stata vetero-missina, la Perina avrebbe evocato il rispetto della morte, la pietas che portò Almirante a Botteghe Oscure per rendere omaggio alla salma di Berlinguer tra lo stupore del servizio d’ordine. Ma la guerra è guerra, ancor più tra donne. E la direttora non s’è tenuta: «L’elogio dell’odio personale in prima pagina sul quotidiano del Pd lascia a bocca aperta. 64 anni dopo è quasi incredibile scoprire che la sinistra veltroniana, così nuova, così “rosa”, così politicamente corretta, così elegante e postmoderna con le sue donne-direttrici, le sue primarie, i suoi ministri ombra, le sue citazioni obamiane, le sue suggestioni post-ideologiche, in fondo in fondo resta sempre lì, sempre nella stessa posa: a Piazzale Loreto sputando sul nemico morto».
Povero Paride! Sorge il sospetto che le ire di Minerva siano suscitate da altre frasi di Venere, assai più politiche e contingenti, laddove se la prende col «berlusconismo» dal quale «germinano i cori “duce duce” che ormai accompagnano la nostra nazionale di calcio all’estero, i caschi rosa con la svastica» etc etc, ma «meno male che si torna in piazza». Però, la perfidia di Flavia è distillata a monte dell’accusa infamante scagliata contro Concita e l’intero Pd: sta a cappello, dopo essersi dichiarata «tifosa delle rivoluzioni rosa» delle quali non vorrebbe «che parlarne bene». Con «due eccezioni» però. E la collega è soltanto seconda, perché «la prima è Sarah Palin, il pitbull col rossetto».
La guerra delle rose non è finita, statene certi.