Derby scudetto a Milano Di Natale o Ibrahimovic: sfida per il trono del gol

Il recente scandalo scommesse del calcio ha posto in grande evidenza la pandemia del gioco illegale che in buona parte fa leva sulla scarsa chiarezza delle leggi comunitarie. Su questo tema la Corte di Giustizia Europea, che si esprimerà ai primi dell’anno venturo, sta verificando l’ipotesi di imporre a tutti gli operatori il rispetto delle normative nazionali. Del genere che se vuoi lavorare in Italia devi avere una concessione/licenza dall’ente regolatore e pagare le imposte nel nostro paese. E così negli altri Stati. Basterebbero queste due applicazioni per consentire ai tribunali di emettere sentenze in maniera univoca.
Al momento non è così. Basta ascoltare cosa ha affermato Michel Barnier, Commissario del Mercato Interno, in risposta a una interrogazione dell'europarlamentare Georgios Papanikolaou in merito alle scommesse online illegali e al riciclaggio di denaro. «Le disposizioni del Trattato non danno alla Commissione alcun potere di proporre eventuali armonizzazioni del settore. Questi campi rientrano nella sfera di applicazione delle disposizioni del mercato interno del Trattato. E, secondo le regole in vigore, gli operatori autorizzati in uno Stato possono fornire i loro servizi ai consumatori di altri Stati, a meno che questi non impongano restrizioni giustificate da motivi imperativi di interesse pubblico, come la tutela dei consumatore, la necessità di garantire l'ordine pubblico e la direttiva anti riciclaggio. Considerando i trend più recenti, le restrizioni nazionali imposte al gioco online continuano a variare notevolmente, con l'effetto che ciò che è, o diventerà, un'offerta legale in uno Stato può essere considerata illegale, in quanto non autorizzata, in un altro Stato. Nel frattempo la Commissione cerca di implementare dati e prove grazie alle consultazioni sul Libro Verde. Di particolare significato lo studio secondo cui su 14.823 siti di gioco attivi in Europa oltre l'85% è gestito senza alcuna licenza».
Nella sfida al gioco illegale l’Italia si distingue con l’attività promossa dall’Amministrazione dello Stato che aggiorna in tempo reale la black list dei siti illegali e ne ostacola il raggiungimento. «Questo tipo di operazione ha permesso di monitorare e disturbare 400 milioni di tentativi di connessione a siti illegali», ha rivelato Raffaele Ferrara, direttore generale di Aams, nel corso di un’audizione alla Camera. «Ma non ci fermiamo qui – ha aggiunto – perché il Comitato Interforze nel settore dei giochi, insediato l'anno scorso, ha realizzato nel primo semestre del 2011 le prime operazioni sul territorio con esiti significativi, specie nel campo degli apparecchi da divertimento, di cui riporteremo i dati nelle prossime settimane». Nella circostanza Ferrara ha posto l’accento sull’incremento delle entrate tributarie nel primo semestre di quest’anno (oltre 7 miliardi, +21,4 in percentuale, con il lotto in gran spolvero), ma ha anche sottolineato la preoccupazione di non avere risorse umane sufficienti in relazione ai nuovi carichi di lavoro affidati ad Aams: «Non è possibile che l'Amministrazione continui ad avere 6 dirigenti di prima e 30 di seconda fascia, a fronte dei mille dirigenti dell'Agenzia delle Entrate e dei 300 dell'Agenzia del Territorio». Un grido di dolore. Lo ascolteranno quei politici che, spesso ignoranti della materia, si rivolgono ai giochi solo per finanziare i progetti più svariati con le entrate erariali?