Derek, il nipote della duchessa autistico e genio della musica

È cieco e non riesce a esprimersi però è in grado di suonare ogni cosa

da Londra

La sua vita come una pellicola hollywoodiana. Uno smisurato talento costretto in una prigione di autismo. Genio eccentrico e malinconico. Una vicenda esistenziale che ricorda lo stravagante protagonista interpretato da Dustin Hoffman in Rain Man: quel Raymond Babbitt afflitto da autismo ma capace di risolvere in un istante complicatissimi calcoli matematici. Un’abilità fuori dal comune che nel caso di Derek Paravicini si traduce in sublimi interpretazioni di musica classica, pop, jazz.
Ventisei anni, cieco, nipote di Andrew Parker-Bowles (l'ex marito di Camilla moglie del principe Carlo), Derek è incapace di contare fino a dieci come di distinguere la destra dalla sinistra. Afflitto da un grave ritardo cognitivo, richiede assistenza 24 ore al giorno anche solo per vestirsi o mangiare. Ma quando siede al pianoforte si trasforma in un prodigioso talento musicale, dotato di un orecchio assoluto che gli consente di imparare all'istante qualsiasi brano mai sentito prima. Non solo memorizzzandone la melodia, ma anche riconoscendo le partiture di ciascuno strumento. Perché Derek distingue istintivamente le note come a chiunque altro capita con i colori. Il suo cervello - spiega il maestro Adam Ockleford, docente di psicologia musicale alla Linden Lodge School per non vedenti - è una sorta di computer perfettamente programmato per immagazzinare e riprodurre musica, con l'accuratezza dei professionisti più talentuosi.
Nato prematuro (dopo 25 settimane) quando pesava poco più di mezzo chilo, Derek viene sottoposto a ossigenoterapia con conseguenze irreversibili sul suo sviluppo. A 18 mesi gli regalano un organo di plastica nella speranza di stimolare la sua attenzione. Per Derek quel giocattolo diventa presto il suo principale strumento di comunicazione. A quattro anni riceve le prime lezioni. «Era straordinario guardarlo suonare - ricorda oggi Ockleford -. Pigiava i tasti con le dita, i piedi, il naso, i gomiti». A nove anni il debutto al Barbican Halls di Londra, più tardi suona con la Royal Philharmonic Pops Orchestra e sale sul palco del prestigioso jazz club di Ronnie Scott.
Oggi, dopo aver inciso il suo primo album, vive nel Royal National Institute of the Blind, ma viaggia in tutto il mondo. Di recente si è esibito anche a Las Vegas. Perché se il primo amore di Derek è la musica, il secondo è suonare davanti a una platea. «Derek non può decidere da solo cosa fare della sua vita - spiega Ockleford -, ha bisogno di aiuto. Ma lui si diverte solo se c'è un pubblico ad ascoltarlo. Non è affatto uno di quei prodigi rinchiusi nella propria camera».