Derivati Chi trema per la crisi

Non tremano soltanto i risparmiatori al vento della crisi finanziaria globale. I più «esposti», anche qui, sono i Comuni. Sono 560 gli enti locali che hanno tentato di rifarsi degli investimenti sottoscrivendo strumenti derivati (swap) per un valore complessivo di 674 milioni. Ennesimo calcolo sbagliato, almeno finora. E così le amministrazioni accusano perdite consistenti. Milano rischia di perdere 300 milioni, colpa «del continuo rialzo dei tassi d’interesse», mentre Palazzo Marino paga alle banche una rata annua da 29 milioni euro. Lo farà fino al 2035, per ricevere (si auspica) il corrispettivo di quanto versato. Tutto nasce nel 2005 quando l’allora sindaco Gabriele Albertini stipula un contratto a copertura del maxibond da 1,7 miliardi di euro. Un’operazione finita nel mirino della Procura, ma la giunta vuole vederci chiaro sulle «commissioni occulte» incamerate dalle banche. E Roma ha contratto strumenti derivati per 3 miliardi di euro.