Derivati, il Comune contro le banche: "Tutto in mano agli avvocati"

Il sindaco Moratti annuncia la linea dura sui derivati. Ma sprona a guardare avanti: "E' giusto muoverci oggi per garantire le migliori condizioni di stabilità in futuro"

Il Comune contro le banche per evitare la voragine che la crisi dei tassi sta aprendo nei debiti del Comune. «Gia 300 milioni di euro persi», accusa il consigliere del centrosinistra Davide Corritore. «Un momento delicato in cui il mercato finanziario presenta criticità e incognite», le parole del sindaco Letizia Moratti ieri in consiglio comunale. Dove ha annunciato la «nomina di un collegio di consulenti legali che, esaminati gli strumenti finanziari derivati utilizzati in relazione al prestito obbligazionario, individuino e propongano iniziative civili, penali, amministrative e contabili da assumere». Nel frattempo piena disponibilità a fornire alla magistratura penale, che ha avviato un’indagine, «tutta la necessaria collaborazione». Con un’avvertenza, «la nostra priorità - ricorda il sindaco - non è solo esaminare il passato, ma agire anche nel presente per un futuro di stabilità e fiducia». Sguardo in avanti, dunque, ma senza dimenticare da dove nasca il problema. Da quel 2005, sindaco ancora Gabriele Albertini, quando Palazzo Marino decide di ristrutturare il suo debito con una gara vinta da quattro banche (Deutsche Bank, Ubs, JpMorgan e Depfa) con un prestito obbligazionario a tasso fisso (4,019 per cento) di 1.685 milioni di euro con scadenza trentennale fissata al 2035. Ma nel giugno del 2005 il Comune stipula con le stesse banche anche un derivato Irs con tasso variabile minimo al 3,5 per cento e massimo al 6,2. Dal 2006 l’innalzamento dei tassi e il buco che si apre. «Grave - condanna quell’operazione Corritore - aver raddoppiato la durata del prestito scaricandolo sulle generazioni future, esponendo per di più il Comune al rischio dovuto alla variazione dei tassi». Improprio, ribatte la Moratti, «parlare oggi di minusvalenza, perché oscilla di giorno in giorno e i contratti scadono nel 2035». I derivati, sottolinea nella sua relazione, «non sono un male in sé, essendo strumenti finanziari nati con finalità di copertura, ma ora ci troviamo in un contesto totalmente mutato rispetto al 2005 e il giudizio va rivisto». Disposto a un’apertura verso le banche il presidente della commissione Bilancio Giacomo Beretta (Fi). «Non vedo - assicura - gli estremi della truffa, ma una possibilità di dialogo per una rinegoziazione». E sul passato spiega che «si era pensato che la finanza potesse risolvere i problemi di cassa, ma la storia ha detto che non è così». Durissimo, invece, l’intervento del consigliere della Lista Fo Basilio Rizzo. «Bertolt Brecht - attacca - diceva, che cos’è una rapina in banca a confronto della sua fondazione?». Ora il confronto si sposta sui nomi degli avvocati da nominare. «Non devono avere banche tra i loro clienti», chiede Corritore che rivela di aver già «stoppato» candidati poco opportuni. E aggiunge che in tutta Italia le minusvalenza da derivati a carico dei Comuni avrebbero già raggiunto i 10 miliardi di euro. E Milano, con il suo pool di avvocati, potrebbe tracciare la strada per tutti.