Derivati, indagine su quattro banche

Controlli sui rapporti con gli enti locali A Piazza Affari titoli del settore sulla difensiva

da Roma

Quattro gruppi bancari italiani, attivi nel segmento dei derivati, sono sotto la lente di Bankitalia. Lo dice il direttore generale dell’istituto centrale, Fabrizio Saccomanni, nel corso di un’audizione alla commissione Finanze della Camera. Le verifiche si riferiscono a «operatori di una certa importanza», precisa Saccomanni, pur non facendo i nomi delle banche davanti ai parlamentari. I nuovi controlli si aggiungono a quelli già effettuati nel 2006 nei confronti dei tre gruppi bancari maggiormente attivi nel settore dei derivati (il più noto di essi è Italease).
Si tratta di un programa di verifiche, che parte dagli istituti che più di altri operano in derivati, e proseguirà con gli altri. Alle parole di Saccomanni, il mercato borsistico ha tuttavia reagito immediatamente, con ribassi concentrati su alcuni gruppi (Unicredit, Banco Popolare, Monte Paschi e Ubi Banca). Ha tenuto invece il titolo Intesa-Sanpaolo. «Sul tema dei derivati siamo sereni, abbiamo già dato tutte le risposte», ha affermato l’amministratore delegato Corrado Passera.
Le verifiche attualmente in corso, aggiunge Saccomanni, «includono anche l’attività con gli enti locali», la cui esposizione è più che raddoppiata in un anno e mezzo passando dai 500 milioni di fine 2006 al miliardo e 54 milioni dell’agosto scorso, con le sole banche italiane.
In agosto Bankitalia ha avviato un’indagine sull’operatività in derivati svolta dall’intero sistema bancario nazionale. Al momento, Saccomanni resta abbastanza tranquillo sul quadro generale: «Considerate le dotazioni patrimoniali di cui dispone il sistema bancario italiano - osserva - la dimensione dei rischi di fronte all’operatività in derivati appare contenuta. Non si ravvisano allo stato - aggiunge - rischi per la stabilità del sistema bancario nel suo complesso». Il capitale assorbito a fronte dei rischi di mercato, derivati inclusi, a dicembre 2006 era pari al 4,4% del patrimonio di vigilanza, in flessione rispetto al 2005. Sempre a fine 2006, il valore lordo di mercato (che misura il rischio assunto dagli operatori, spiega il dg di Bankitalia) dei contratti stipulati dalle banche presenti in Italia era pari a 180 miliardi di euro, il 2,5% dell’aggregato a livello internazionale. A giugno 2007, dopo il consolidamento delle unità estere del gruppo Unicredito, il valore lordo è salito a 270 miliardi. Come ha ricordato Mario Draghi qualche giorno fa, si tratta di un valore positivo per 150 miliardi.
Tutto questo non significa che il sistema sia immune da rischi. Da qui il programma di verifica messo in atto da Bankitalia, incominciato con i quattro istituti; e le nuove istruzioni di vigilanza che riguardano gli enti locali, esposti in derivati per 1 miliardo e 54 milioni di euro (il 2,9% dell’indebitamento di cassa). Una cifra che rappresenta una sottostima, in quanto non comprende i contratti stipulati con intermediari esteri. A questo proposito, Saccomanni giudica positivamente l’emendamento alla Finanziaria che vuole introdurre controlli più efficaci e maggiore trasparenza nella finanza locale. «È bene fare chiarezza su questo punto», ha commentato il sindaco di Milano, Letizia Moratti, annunciando di essersi già mossa su questa strada.