Deroghe e dubbi: così naufraga il blocco

Marsilio (An): «Sono rimasti fermi soltanto i poveracci che non hanno l’auto nuova». Sequi (Fi): «E i cittadini disorientati continuano a foraggiare il Comune»

Il bilancio della prima domenica di stop alle auto (le prossime scatteranno il 25 febbraio e il 18 marzo) è tutto nel match Roma-Siena all’Olimpico. Quando si dice che il calcio è una metafora della vita. Stavolta, lo è anche delle misure anti-smog decise dall’amministrazione capitolina. Blocco del traffico nella fascia verde, dalle 10 alle 18, per i veicoli inquinanti. E seggiolini vuoti allo stadio, in una giornata che ha fatto registrare il record negativo di presenze, come ha fatto notare Stefano De Lillo (Fi). «Lo avevamo chiesto e denunciato - ha precisato l’azzurro - chiedendo una deroga per i tifosi».
Dunque, sono rimasti a casa in molti, nonostante il sole invogliasse a godersi la partita sugli spalti. Meglio la diretta tv dei mezzi pubblici, disertati dalla maggior parte dei romani. Tra i pochi a lodare Trambus, l’assessore alla Mobilità Mauro Calamante, che ha giustificato lo stadio semivuoto con la scarsa rilevanza della partita. E, come alternativa, non ha convinto neanche la scelta dell’assessore all’Ambiente Dario Esposito di usare la bicicletta. Del resto, è stato proprio lui tra i primi a prendere le distanze dal blocco: «Se un euro4 diesel inquina più di un euro2 a benzina non possono dirlo i comuni. Nei prossimi giorni ci saranno degli incontri al ministero dell’Ambiente e chiederemo l’istituzione di un’autorità nazionale per chiarire il contributo che ciascuna tipologia di mezzo dà all’inquinamento». Sotto accusa soprattutto le deroghe (euro4, gpl, eco-diesel), che hanno graziato mezzo milione di auto. «In pratica sono rimasti fermi - ha denunciato Marco Marsilio (An) - solo i poveracci che non possono permettersi la macchina nuova. L’immagine della città che si vedeva questa mattina (ieri, ndr) rievoca i fasti della Roma ottocentesca, con i signori in carrozza e il popolino a mordere la polvere».
Convinte che sia stato un flop anche le associazioni dei consumatori Codacons e Adusbef, che hanno lamentato: «A Roma, oltre alle auto euro4 hanno circolato numerose vecchie carrette, in barba a tutti i divieti. Questo perché c’erano pochi vigili e i controlli non sembravano affatto sufficienti». Opposta la fotografia scattata dal Campidoglio: famiglie festose nei parchi e straordinari della polizia municipale, «che ha disposto 200 pattuglie, con 40 vigili in più rispetto a una normale giornata». Troppo pochi per far rispettare il divieto, ma una manna per le casse comunali. Tremila multe il bottino di ieri, ritenuto illegittimo da Fabrizio Sequi (Fi), che ha ricordato: «Manca una seria politica di mobilità e i cittadini, fra euro3, 4, pari e dispari, sono disorientati e continuano a foraggiare il Campidoglio».
Pronto a dare battaglia anche Fabio Sabbatani Schiuma (An), che ha assicurato: «Nel prossimo bilancio comunale chiederò di stanziare i fondi per sperimentare le stazioni filtranti. Le politiche adottate finora sono solo dei palliativi. Ci sono sistemi, invece, che permettono di raccogliere l’aria inquinata delle città e la rendono respirabile, rimuovendo le polveri sottili in spazi aperti e non limitandosi a rilevarne la percentuale nell’aria».