Le «deroghe» della Francia per opportunismo sportivo

Si è fatto avanti il Sig. Ogliani a confutare la mia tesi. Debbo riconoscere in modo molto urbano. Lui, figlio di padre italiano e madre francese si è sentito in causa. Gli parrebbe che la qualifica di italo-francese (o viceversa) fosse un affronto. Non è una qualificazione dispregiativa ma solo la precisazione su di una origine. Così come è la mia definizione di «afro-francese» (benché quei calciatori abbiano ben poco di francese, ma molto di africano). Tirare in ballo, poi, le nostre emigrazioni (del secolo scorso in Francia) non è molto pertinente. Fu un «rimpasto» tra europei, vicini di casa, qualificati anche «cugini».
I vari Thuram, Veira ecc. invece sono autentici africani; di razza e colore ben lontani da noi europei, solo «naturalizzati» francesi per mero opportunismo sportivo.
Volevo solo sottolineare che oggi come oggi, agli albori del XXI secolo, mentre ancora tutte le nazioni europee ci tengono a schierare con la maglia della Nazionale calcistica, autentici «prodotti» nazionali, (pur avendo anche loro massiccia immigrazione di gente di altri continenti) la pesante «deroga» che attua la Francia (in parte, l’Olanda) può sembrare un’incongruenza. Ovviamente, come io stesso ammetto nella mia precedente, che verrà in avvenire superata.
Una marea di extracomunitari sta aggredendo l’Europa.
Queste «invasioni» (avevo scritto «barbariche» ma poi per carità di Patria, l’ho cancellato), piano piano verranno, in ogni nostra Nazionale ad emarginare gli autentici, vecchi cittadini scongolgendo ogni antica, nostra tradizione, modo di vivere, lingua parlata (e relativi «simpatici», dialetti). Certo che, allora, anche la Nazionale di calcio, sarà di tutti, sarà cosa normale, non incongruente. Checché ne pensi, oggi, sia il mio giovane amico, agli albori della vita o io che mi trovo vicinissimo alla età degli ultimi «anta».
Coi più cordiali saluti.
Dr. Elio Rosi