Derubò la Paradiso, agente condannato

Dopo aver partecipato a pellicole non indimenticabili come «Le trans cavalcate di Maurizia» e «Banana meccanica», la stella di Maurizia Paradiso sembrava un po’ offuscata. Non abbastanza però da non essere riconosciuta lunedì pomeriggio dall’agente in servizio al posto di polizia di Niguarda che prima l’ha invitata nel suo ufficio e poi derubata. La trans più famosa d’Italia ha chiamato il 113 e l’equipaggio di una volante, dopo una breve indagine, ha effettivamente trovato riscontro alle accuse. E non ha potuto evitare l’arresto del collega, comparso ieri mattina di fronte al giudice che gli ha inflitto quattro mesi con il rito direttissimo. Ovviamente le disgrazie per il poliziotto infedele non sono finite e ora rischia il quasi sicuro licenziamento.
Maurizia Paradiso non è nuova a scenate omeriche. Memorabili le reazioni per un assegno non accettato in un negozio di scarpe o per l’irruzione nella sua camera di una invadente troupe televisiva. Nata Maurizio, in data piuttosto incerta, si va dal 22 giugno 1955 (la più probabile) fino al 12 novembre 1963, dopo un’infanzia travagliata, a 23 anni inizia un serie di cure ormonali per diventare donna. Fino all’intervento chirurgico che dà un taglio al passato. Negli anni ’80 diventa celebre come porno attrice e tele imbonitrice di video e articoli sexy in trasmissioni notturne su tv private. Poi il lento declino, che la porta a crisi depressive e annunci di suicidio in diretta televisiva da Pietro Chiambretti. Non è chiaro però cosa l’abbia spinta lunedì pomeriggio al pronto soccorso di Niguarda. Qui, in attesa di essere visitata, era poi uscita per fumare.
Fuori trova l’agente scelto R.P., 32 anni, del Commissariato Greco Turro, dal quale dipende il posto di polizia di Ca’ Granda. Il poliziotto la riconosce, la saluta, inizia a chiacchierare quindi la invita nel suo ufficio. Dopo un po’ arriva il turno della visita per la Paradiso che lascia il posto di polizia. Ma subito dopo inizia a gridare come un ossesso di essere stata derubata dell’agenda in cui custodiva circa 3mila euro in contanti e 1.500 in assegni. E quando arriva l’equipaggio di una volante, la trans non ha dubbi nell’indicare l’agente.
Una situazione a dir poco imbarazzante, ma gli investigatori non si lasciano turbare dal fatto che l’accusato sia un loro collega. Ricostruiscono l’accaduto e rintracciano alcune persone che riferiscono i suoi strani movimenti. Ripercorsi i suoi passi i soldi e gli assegni vengono poi ritrovati parte nel bagno vicino al posto di polizia. parte in un altro padiglione dell’ospedale mentre l’agenda viene recuperata da un cestino. Vista la flagranza, all’equipaggio della volante non resta che procedere all’arresto.
R. P. trascorre la notte in una cella di sicurezza di via Fatebenefratelli quindi ieri mattina è apparso davanti al giudice per la direttissima, rimediando una condanna a 4 mesi con la condizionale. Ma adesso per lui viene il peggio. La questura dovrà infatti istituire una commissione che esaminerà il caso, sentirà le eventuali spiegazioni dell’indagato e quindi sceglierà il provvedimento disciplinare. Si va dal biasimo scritto, alla sospensione dal servizio, e stipendio, fino alla espulsione dal corpo di polizia. Ipotesi forse più probabile, vista la gravità del caso.