Derubato di tutti i suoi averi. La polizia trova subito il ladro

Torno oggi e tornerò anche nei prossimi giorni sul caso Fincantieri, una storia che vi propongo spesso. Perchè penso che la storia dei cantieri liguri e dei problemi internazionali della navalmeccanica sia un po’ la cartina di tornasole per capire meglio l’Italia di oggi, la Liguria di oggi. E, soprattutto, la Genova di oggi.
Se capiamo, o almeno proviamo a capire, il caso Fincantieri, forse capiamo tutto il resto. E, credetemi, io - che pure ho stima dell’amministratore delegato Giuseppe Bono, pur rimproverandogli la gestione mediatica non certo esemplare del piano industriale e dei tagli - non sono un esperto di navalmeccanica. Tutt’altro: prima di venire a Genova, il massimo natante che avevo visto era un pedalò. Ma credo che le armi intellettuali del pensiero liberale, abbinate alla battaglia per evitare macelleria sociale e alla cultura di impresa, possano aiutare a nuotare nel mare della storia della Fincantieri ligure anche chi è refrattario all’acqua.
Ma non è refrattario a ragionare, con il massimo di onestà intellettuale possibile. E nemmeno alla linearità dei comportamenti: l’ho già scritto nei giorni scorsi, ma il fatto che - almeno fino a questo momento - non ci sia nemmeno un’intercettazione che getta ombre sul comportamento imprenditoriale dell’azienda navale di Stato, fa respirare una boccata d’aria nel quadro attuale. Sono particolari, certo. Ma particolari che fanno piacere.
E allora proviamo a iniziare l’analisi, che nella seconda parte, nei prossimi giorni, scenderà nel merito delle alternative alle produzioni attuali e, in particolare, si occuperà della possibilità di evitare il Superbacino a Carignano. (...)