Deschamps sveglia la Juve dai sogni «Scudetto? Un’utopia»

Il tecnico: «Non illudiamoci dopo un anno di B». Stasera bianconeri a Cesena con un centrocampo baby

da Torino

Sarà che il segno della bilancia sotto il quale è nato gli regala equilibrio e lo obbliga a tenere i piedi ben piantati per terra. Sarà che, dopo averne viste (e vinte) tante da giocatore, quello dell'allenatore è mestiere che ha deciso di prendere con le molle. Sarà quel che sarà, ma Didier Deschamps non intende regalare sogni. Lavora per le certezze e con le certezze, questo sì. E se Cobolli Gigli e Blanc, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Juventus, ammettono di sognare lo scudetto fin dal prossimo anno, lui no: sorride, si stringe nelle spalle e rispolvera l'animo del centrocampista. Quello che copriva le spalle a Zidane e che badava al sodo. Così, alla vigilia della terza trasferta consecutiva e con la serie A ormai in tasca, il messaggio del tecnico di Bayonne arriva forte e chiaro: «Il prossimo anno sarà molto complicato. Con la promozione si concluderà un progetto e ne inizierà uno nuovo: gli interrogativi sono molti, ma ci saranno comunque una grandissima attesa e tante aspettative. Le ambizioni non mi mancano, ma non dobbiamo perdere di vista la realtà: arriveremo dalla B e molto dipenderà dal mercato estivo, oltre che dalle conferme che mi aspetto. Dobbiamo essere obiettivi: per questo credo che per ora lo scudetto sia un'utopia. Abbiamo delle idee su come migliorare la squadra, ovvio, ma oggi è difficile sapere quanto ci rinforzeremo in estate. Per questo dico che i traguardi li fisseremo solo a mercato concluso». Non chiedetegli di esporsi oltremodo, allora: «Posso solo dire che la Juve ha l'obbligo di provare a essere il più competitiva possibile».
Quanto lo sarà, si capirà più avanti. Per adesso, meglio pensare solo al Cesena e alle altre cinque avversarie da affrontare di qui al 10 giugno. Su Inter e Milan ci si concentrerà più avanti. Cercando di restare il più possibile sereni: «Dopo quanto successo in estate e dopo il dramma di Catania, credo che tutti debbano sentirsi responsabili di quello che dicono. Bisogna evitare di fomentare polemiche che potrebbero portare a violenze e aggressività: i discorsi degli uomini di calcio dovrebbero rimanere sul piano sportivo, tutto il resto diventa polemica inutile e sterile. L'Inter ha vinto e noi le facciamo i complimenti, poi l'anno prossimo vedremo. In quanto a noi credo che, quando arriverà, sia giusto festeggiare la promozione: magari in modo tranquillo e senza scatenarsi nelle piazze, ma vincere non è la norma e una vittoria fa sempre piacere». Stasera, a Cesena, altra tappa verso il traguardo. Con una squadra rimaneggiata e la possibile accoppiata in mezzo al campo formata da Marchisio e Venitucci, due che fino a pochi mesi fa giocavano solo in Primavera: «Loro due, come altri, si sono ritagliati il giusto spazio approfittando delle emergenze e dimostrando sempre grande personalità. L'età non conta: io ho esordito a 16 anni e mezzo e credo che a volte un 19enne possa essere più maturo di un 30enne. Se non punto sui giovani ora, quando troveranno spazio? Lo farò anche in A perché, se al loro fianco potremo schierare anche gente esperta e di assoluto valore, credo che questa sia la strada giusta». Dargli torto proprio non si può.