Deserto d’agosto: niente guida sui negozi

DISAGI ESTIVI Anziani più soli. Per la prima volta chi resta in città
non avrà il libretto sui turni delle attività commerciali aperte. Ferme a Milano 550mila persone a metà mese, la metà nel weekend

Milano rischia di conquistare il non felice primato di «maglia nera» tra le città italiane per negozi aperti d’agosto. E per chi rimane a casa, magari perché non può permettersi le vacanze, nemmeno la consolazione del libretto di solito stampato dal Comune in 200mila copie con i turni di apertura divisi per quartiere e categoria di esercizi, artigiani e fornitori di servizi. Magari d’emergenza. A denunciarlo Massimo Todisco, il presidente dell’Osservatorio di Milano che fa di conto e lancia l’allarme. Anche perché, a causa della crisi che morde i bilanci familiari, le previsioni dicono che sarà sempre di più chi rimane in città. In 700mila, nonostante l’esodo di questo ultimo fine settimana. Con un aumento di 50-60mila residenti rispetto all’agosto scorso. Secondo la contabilità dell’Osservatorio, durante la seconda settimana di agosto, Milano raggiungerà quota 550mila, un numero che si ridurrà drasticamente nel week end (300mila). Il primo grande controesodo all’inizio della terza settimana quando molti torneranno, riportando il numero degli abitanti a 500mila, per diventare 750mila la quarta settimana di agosto e un milione e 50mila in quella seguente.
«Ma chi rimane in città che Milano si ritroverà? - chiede Todisco - Da quest’anno, infatti, ci sono delle novità che impediscono a una parte dei cittadini di sapere quali siano i negozi aperti». Perché negli anni passati venivano inviate agli esercizi commerciali delle lettere in cui si richiedevano le giornate di apertura in agosto. Con tutte le segnalazioni venivano raccolte in una guida a disposizione dei cittadini, gratuitamente, nelle edicole e negli uffici comunali. «Da quest’anno - denuncia l’Osservatorio - la guida è disponibile solo online. Ma molti o non hanno internet oppure non sanno di questa novità. E, inoltre, invece delle lettere per contattare i commercianti viene utilizzato un call center che però si sta muovendo molto lentamente». Visto che a oggi molti esercenti non sono ancora stati chiamati. «C’è quindi un vero e proprio caos - denuncia Todisco - Perché da una parte i negozi aperti saranno meno, dall’altra i cittadini e soprattutto gli anziani e gli abitanti della periferia, avranno più difficoltà a capire quali siano gli esercizi commerciali aperti, trovandosi spesso costretti a ripiegare sui grandi centri commerciali non sempre facilmente raggiungibili da chi non ha l’auto, come molti pensionati».
In più la chiusura dei negozi del centro fa sì che i tour operator consiglino ai turisti stranieri di andare direttamente da Malpensa nelle città d’arte come Venezia, Firenze e Roma. «Con una perdita di valore per la città, tra mancati pernottamenti e mancati guadagni dei negozi stessi, di oltre 90 milioni di euro». La novità del call center e della mancata pubblicazione della guida cartacea, «sono state tutte decisioni della vecchia giunta», precisa Todico, «ma ora viene da chiedersi se siano state scelte intelligenti». Chiedendosi perché il neo sindaco Giuliano Pisapia non si sia rivolto almeno ai consigli di zona, chiedendo di «convocare i commercianti per garantire i turni di apertura almeno per i beni di prima necessità». Anche perché la multa per gli esercizi commerciali che non rimangono aperti è ancora di 62 euro, mentre in città come Torino e Roma (dove il 25 per cento dei negozi è aperto ad agosto) le multe sono salatissime e arrivano fino a 2-3mila euro.