DESIDERIO L’arte della buona «maniera»

Madonne, putti e santi si alternano a mercanti e banchieri della nuova società rinascimentale, desiderosi di esporre in salotto i propri ritratti

Già il nome, Desiderio, è poetico. Ma se si legge la biografia di Giorgio Vasari, la poesia abbonda anche per l’arte del grande scultore fiorentino. I termini «grazia», «leggiadria», «gentilezza», che si riferiscono allo stile, sono ricorrenti. Le sue «femmine» e i suoi «fanciulli» sono scolpiti con «delicata, dolce e vezzosa maniera». Con queste affermazioni lo storico cinquecentesco non voleva certo dire che il linguaggio di Desiderio da Settignano fosse sdolcinato, ma soltanto metterne in rilievo l’armonia e la bellezza, che in quel terzo quarto del Quattrocento, in cui lo scultore viveva, era ciò che di meglio ci si potesse aspettare.
Adesso un’importante mostra al Museo del Bargello di Firenze permetterà di valutare la grandezza di questo artista, vissuto poco, dal 1429 circa al 1464, ma capace di lasciare Madonne, putti, busti di santi e ritratti scolpiti con finezza ed espressività inconfondibili. Organizzata dal Museo del Bargello, dalla National Gallery di Washington e dal Louvre di Parigi, è la prima dedicata allo scultore, con opere giunte eccezionalmente dai tre musei e da altre sedi.
Lo scultore, che Vasari dice «imitatore della maniera» di Donatello, fa parte di quella generazione di artisti che si sviluppa a Firenze dopo la partenza di Donatello per Padova. Nel gruppo, che ruota intorno alla bottega di Bernardo Rossellino, spiccano Antonio Rossellino, Mino da Fiesole e Benedetto da Maiano, ma Desiderio è il più creativo. Interpreta infatti la classicità con un nuovo sentimento della natura, che fa «sorridere» i volti delle sue figure. Emblematici i busti di bambini ridenti, o sorridenti, che mostrano addirittura i dentini, come in un’istantanea. Non solo, Desiderio illumina volti ed incarnati, come farà secoli dopo la scultura novecentesca.
La mostra, articolata per temi, ripercorre tutta l’attività dell’artista. I ritratti, ad esempio, che presentano la nuova società fiorentina di mercanti, banchieri e relative consorti, tutti desiderosi di esporre le proprie immagini nelle ricche e lussuose case. Da Berlino arriva il bellissimo Busto di Marietta Strozzi, una nobildonna tirata a lucido, il volto senza una grinza, i capelli all’indietro, l’abito elegante. Dal Bargello arriva un altro marmo famoso, il Busto di gentildonna, un po’ più anziana, ma tutta luce e bagliore in quel viso di «di cera», cui Leonardo guarderà per il suo sfumato.
Desiderio era bravo anche nell’intaglio marmoreo, il solo a riprendere e a sviluppare, dopo Donatello, la tecnica del rilievo «a stiacciato», di cui la mostra offre esempi di straordinaria finezza, con tenui passaggi di luce e ombra, come la Madonna Foulc di Filadefia, la Madonna Panciatichi del Bargello, e la Madonna di Torino, quest’ultima di discussa attribuzione.
La bottega dello scultore e del fratello Geri era nota anche per la lavorazione e l’intaglio della pietra serena, con cui si realizzavano fregi, mensole, cornici, camini, ed altro. Il Monumento funebre di Carlo Marsuppini (visibile nella chiesa fiorentina di Santa Croce) diventa un modello per il gusto decorativo, con quei festoni pendenti, sostenuti da due giovinetti. Ornamenti fini, estrosi ed eleganti, ma quel criticone del Vasari li giudicava «un poco spinosi e secchi».
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LA MOSTRA
«Desiderio da Settignano. La scoperta della grazia nella scultura del Rinascimento». Firenze, Museo Nazionale del Bargello, fino al 3 giugno. La rassegna passerà poi al Louvre di Parigi e alla National Gallery of Art di Washington. Info: 0552654321. Orari: da martedì a domenica e il primo, terzo e quinto lunedì del mese dalle 8,15 alle 18. Chiuso il secondo e quarto lunedì del mese e l’1 maggio.