Design e argenti da Christofle

Una mostra allestita all’interno del Pavillon Christofle di Corso Venezia 6, l’antica casa argentiera francese fondata nel 1830 da Charles Christofle (1805-1863), simbolo dell’arte e del gusto, presenta nuovi pezzi di design insieme a una gamma di oggettistica per la casa<br />

Sono ormai due secoli che l’argento incarna il mito del “metallo bianco”. Una mostra allestita all’interno del Pavillon Christofle di Corso Venezia 6, l’antica casa argentiera francese fondata nel 1830 da Charles Christofle (1805-1863), simbolo dell’arte e del gusto, presenta nuovi pezzi di design insieme a una gamma di oggettistica per la casa, privilegiando da modernità, ma per l’occasione pre-natalizia una creazione unica, un grande secchio cesellato a mano, porta champagne, ghiaccio o frutta con fiori (anemoni) e foglie lavorato dal Maestro orafo Jean Claude Bourbon (master silver, in gergo), che ha rotto con una spada di cristallo varie bottiglie magnum di Champagne Pierrir Jouet (il porta champagne è stato realizzato per questa marca appositamente) per inaugurare una esposizione alla presenza del direttore Italia Corrado Gasperini che ha spiegato ad un pubblico colto e raffinato la tradizione dell’Haute Orfèvrerie, un’attività che permette di rieditare pezzi prestigiosi che fanno parte del patrimonio della maison di Parigi, ma allo stesso tempo creare degli oggetti unici e su misura la cui produzione è una sfida tecnica ed estetica. “Il laboratorio della Maison, oggi localizzato a Yanville in Normandia, continua a produrre a mano usando le antiche tecniche come la tornitura, la livellatura, la cesellatura, l’incisione…pezzi unici apprezzati da collezionisti di tutti il mondo.

Ma al di là di questa eccezionale produzione fedele al suo fondatore dall’anima del pioniere, Christofle che è sempre stato associato ai maggiori movimenti artistici e a nomi come Man Ray o Jean Cocteau, ma anche ad architetti d’avanguardia come Gio Ponti, moderni argentieri come Lino Sabatini e Christian Fjerdingstad e agli attuali design come Martin Szekely e Andrée Putman e oggi più che mai continua la sua ricerca verso l’innovazione”. Parole di Gasperini che hanno avuto riscontro nei pezzi esposti anche di Richard Hutten o Ora-Ito. Christofle con il passare delle epoche continua a differenziarsi anche per la varietà delle collezioni, come ad esempio quella di bijoux. Dal 1905 la Maison è tornata alle origini con gioielli d’argento glamour ed eleganti. Non è un caso che Christofle si sia circondato di creativi di gran talento come Adeline Cacheux, Ora-Ito, Peggy Huyn Kinh, Andrèe Putman, Arik Levy, solo per citarne alcuni, al fine di realizzare una ventina di collezioni. Fra moderni candelabri, cornici, coppe, vasi, bijoux, piatti, posate, soprammobili, è possibile ripercorrere la storia e il mito di una grande Casa argentiera che nel corso degli anni ha saputo rivoluzionare il suo stile noto anche per decorare un tempo carrozze, monumenti, treni come per il Papa Pio IX, nel 1858, o le statue della copertura dell’Opera di parigi nel 1868, ma anche l’la Chiesa di Notre Dame de la Garde di Marsilia nel 1869, il più grande esempio al mondo di galvanoplastica attraverso uno stampo di gomma. All’età di 15 anni il suo fondatore che iniziò come apprendista in una piccola azienda di famiglia del cognato Hugues Calmette, nel 1830 Charles Christofle rilevò l’impresa di famiglia e nel 1832 registrò il marchio per la creazione di gioielli presso la “Garantie de Parigi”. Con grande anticipo suoi tempi, dieci anni più tardi, questo uomo progressista, fu alla guida forse della più importante gioielleria del Paese. Servì l’Imoeratore Napoleone III, Re Louis Philippe, sovrani stranieri fra cui l’imperatore del Messico e lo Zar di Russia, il Kaiser in Germania e l’Impero Austro-Ungarico, nonché quello Ottomano. Ministeri, ambasciate e parlamenti, ma anche lussuosi alberghi e navi portano la sua firma per tutto ciò che riguarda oggettistica e arredo. Ordini prestigiosi continuano a venere ancora oggi da Palais de l’Elysée di Parigi e la sua fama nel mondo sembra non avere fine.