Design, migliaia di figli da pochi padri

C'è un libro, purtroppo ad alto costo, che Giuliana Gramigna, persona di grande qualità in anni non certo lontani nel mondo dell'arredo, ha realizzato nel tempo e intitolato «Repertorio», dandolo alle stampe attraverso la Mondadori, nel quale si illustra, in maniera ragionata ma estremamente efficace, il percorso del design italiano dal 1950. Un breviario si direbbe, ma certamente qualcosa di più importante, una vera testimonianza di quanto si sia fatto di «bello» nel mondo del made in Italy per mano degli architetti e designer più diversi. Ed è strabiliante, andando a guardarselo periodicamente, quando si è invitati a presentazioni, conferenze stampa, splendide feste di anniversari o inaugurazioni di show-room, come in quelle pagine si ritrovi quasi tutto, e lo strabiliante è che si trovi sia quello che viene mostrato al momento, ma anche quello che sarà mostrato in una occasione futura. Questo cosa vuol dire? Che si realizzano sempre le stesse cose, che si ripetono copie su copie? No di certo, ma vuol dire certamente che il germe, il seme di certi prodotti è già stato creato da persone illuminate, morte, invecchiate, scomparse dal mondo del lavoro, e si «interpreta», un dettaglio diventa protagonista, un protagonista diventa dettaglio, si aggiunge qualcosa o se ne toglie un'altra. Oppure, operazione sottile, quello che era stato progettato in legno si tramuta in metallo o in vetro, quello che era colorato di rosso diventa acciaio cromato. Un libro straordinario. Castiglioni, Magistretti, Zanuso, i grandi padri del design italiano, hanno migliaia di figli, nipoti, parenti, che non portano però il loro nome, ma sembrano nel loro lavoro non averli mai conosciuti, non aver visto mai un'immagine di quei disegni, mai toccato con mano uno dei loro prodotti. E il libro della Gramigna è straordinario anche in una lettura a «retrocedere», vale a dire che le ultime pagine si rifanno alle prime, come in un grande anello che si chiude con la chiusura del volume. Occorrerebbe più dignità, e soprattutto più modestia, perché chi non sa fare non è obbligato a farlo; e chi pensa di aver inventato qualcosa che un altro ha già scoperto dovrebbe rimettersi a disegnare, dimenticando tutto. Il mio amico Forcolini presidente dell'Adi credo che avrà lavoro di selezione per tutta la vita.