DESIGN in Triennale il nuovo che avanza

Sono in mostra da domani le opere di 124 progettisti italiani under 40 anni

I risultati del censimento «The New Italian Design» lanciato dalla Triennale di Milano nell’aprile scorso, rivolto ai designer come progettisti, art director, consulenti, organizzatori di servizi, di comunicazione o di promozione dell’ambiente e dei processi, sono confluiti nella mostra Il paesaggio mobile del nuovo design italiano che resterà aperta in via Alemagna 6 dal 20 gennaio al 25 aprile. L’operazione si rivolge a chiunque ha attuato una ricerca di sperimentazione, ideazione, di nazionalità italiana under 40.
Si tratta di opere di ricognizione pensate attraverso un censimento e un lavoro di rappresentazione dei giovani design italiani su scala nazionale, basandosi sul presupposto che il paesaggio del XX e XXI secolo, nel mondo del design, non fosse caratterizzate da nuove tendenze stilistiche, ma piuttosto da un sostanziale cambiamento di ruolo della professione. Hanno risposto all’appello di questa operazione 600 progettisti scelti da un comitato presieduto da Andrea Branzi (curatore della rassegna stessa), Silvana Annichiarico, Alba Cappellieri, Arturo Dell’Acqua Bellavitis, Carmelo Di Bartolo, Anna Gili, Cristina Morozzi, Stefano Maffei, Mario Piazza. La scelta è caduta su 124 designer. Si tratta inoltre di 49 progettisti che hanno lavorato sul design di prodotto, 24 sulla grafica, 24 su oggetti legati al corpo come gioielli, borse, accessori, 12 sulla ricerca, 8 sul food design, 7 sull’interior design. Il risultato è stato una mappatura, perché il censimento prima e la mostra poi hanno permesso di effettuare una ricognizione sullo stato dell’arte e del design attraverso l’analisi del nuovo linguaggio italiano come fenomeno formato con caratteristiche proprie e autonome rispetto alla grande tradizione dei maestri del passato; un design che si lega però indissolubilmente ai cambiamenti economici, tecnologici, politici e motivazionali del nuovo secolo. Tra gli assertori che «il design è divenuto in tutto il mondo uno dei principali motori della crescita dell’economia; il suo ruolo non è più soltanto quello di risolvere problemi estetici, ma quello di inventare nuovi prodotti, nuovi mercati e nuove economie», è il presidente dell’Ente di via Alemagna, Davide Rampello.
Se è vero che il design sta diventando la «professione di massa» è altrettanto vero che l’«oggetto» in sé ha un’attenzione crescente da parte del sistema formativo, come dimostra il numero sempre maggiore di università, scuole specializzate, studenti e addetti ai lavori che si sta verificando in Europa, Giappone, Stati Uniti, Cina, India, Corea e in tutto il mondo industriale in via di sviluppo.
Per Vittorio Sgarbi, la mostra Il paesaggio mobile del nuovo design italiano nasce con l’intento di evitare di applicare categorie analitiche valide per il design del Novecento a questi nuovi scenari. La Triennale ha saputo, per l’occasione, coinvolgere advisor, aziende, istituzioni, i Maestri, i ricercatori, le scuole, le università, i centri di formazione e infine, attraverso il metodo dell’autocandidatura, i designer stessi per fare emergere una mappa del nuovo design che non si è limitata al «forniture design», ma che si è allargata a tutte le nuove forme di comunicazione che riguardano la professione del XXI secolo. La mostra è una vera e propria banca dati a disposizione della Triennale e di tutte le imprese, istituzioni, e più in generale di tutto il sistema design che continuerà a vivere e a essere alimentata; una ricerca che diventerà itinerante (la prima tappa sarà in occasione di «Tokio Design Week 2007» nello spazio permanente della Triennale a Tokio), potrà inoltre avvalersi dei risultati di queste ricerche, in modo da valorizzarli e farli conoscere al mondo. In questo senso, censimento e mostra insieme, sono già iniziate nell’imminente Museo del design della Triennale, con le quali il Museo inaugura virtualmente la sua attività. Va sottolineata la parola virtualmente.