Destinazione Psg? Pato e Barbara scherzano su Parigi

«Ma stai preparando le valigie per Parigi?». Pato è sbarcato da Dubai con l’umore di sempre, un sorriso larghissimo e il cuore nello zucchero. Per evitare l’assedio di tv e cronisti ha scelto un’uscita secondaria. Perciò dinanzi a quel quesito a bruciapelo, ha tentennato qualche secondo. «E tu per caso sei passata dalla parte dei giornalisti?». Una risata liberatoria ha scandito il ritorno di Pato a Milano e il suo primo colloquio, forse un tantino romanzato dagli amici della coppia, con Barbara Berlusconi rimasta rigorosamente in disparte nella delicata vicenda di calcio-mercato che ha mischiato tutto. Ha mischiato affetti (dei due ragazzi, perché di due ragazzi si tratta) e interessi (del club e del calciatore), vero (il pressing del Paris Saint-Germain) e verosimile (le cifre sull’asse Milano-Parigi, 22 milioni l’offerta sotto voce di Leo, 45 quella a voce piena di Galliani), autentico e inventato. Inevitabile quando uno si chiama Alexandre Pato, di mestiere fa l’attaccante del Milan con aspettative da Pallone d’Oro, e l’altra invece di nome fa Barbara e di cognome Berlusconi e ha un ruolo codificato, componente del cda del Milan. Inevitabile d’accordo ma fino a un certo punto.
Perché, dopo essere stata trascinata, contro la sua volontà e anche il suo comportamento, discreto fino al limite del silenzio assoluto, Barbara Berlusconi ha avvertito il dovere di mettere in chiaro, attraverso i suoi collaboratori, due o tre punti sull’intricata vicenda diventata una sorta di fiction. Serviranno a futura memoria e ad evitare prossime strumentalizzazioni sul tema. «Sul futuro di Pato decide solo il Milan»: ecco il messaggio simbolico destinato al grande pubblico dei tifosi milanisti ma anche allo spogliatoio di Milanello, oltre che ai media che hanno fantasticato di interventi, addirittura di pressioni. Per la figlia di Silvio Berlusconi l’interesse della società è al primissimo posto rispetto alle vicende private e affettive che vivono in un circuito diverso, autonomo rispetto alle scelte professionali. Per farsi capire meglio, Barbara Berlusconi ha ripetuto in privato oltre che in pubblico di non avere, in materia, né un sì né un no da esprimere. Semplicissima la spiegazione: perché sono il club con Galliani, il tecnico Allegri attraverso la valutazione finale di Silvio Berlusconi, a dover decidere in piena libertà.
Non è una posizione di comodo e non è nemmeno apparecchiata in fretta e furia per mettersi al riparo da pettegolezzi scomodi. Basta controllare la rassegna stampa del 2011 per rintracciare la frase pronunciata da Barbara Berlusconi in tempi non sospetti: «Tutti i giocatori sono cedibili» che è poi la filosofia del club, da sempre, come hanno plasticamente dimostrato le cessioni (a cifre record) di Shevchenko al Chelsea e di Kakà al Real Madrid. Anche Pato può essere ceduto, allora. E l’eventuale trasferimento a Parigi di sicuro non può rappresentare un problema per una mamma che tutte le mattine si sveglia alle 6 nella sua casa di Macherio per svegliare e accompagnare i suoi due figli nella scuola scelta a Milano centro. Anzi, i due, Barbara e Pato, al di là dello scambio di battute all’arrivo, di Parigi e di un eventuale trasferimento ne hanno parlato, come semplice ipotesi senza alcun turbamento. Semmai lo scenario può diventare un nuovo collante per la coppia, forse anche favorire nuove emozioni. Ci hanno scherzato sopra Pato e Barbara, come è naturale che avvenga tra due ragazzi che hanno il vento in faccia.
L’esperienza di questi giorni servirà a Barbara Berlusconi per capire meglio, e da vicino, i tormenti di papà Silvio. Sulla sua pelle ha subito la violenza di notizie clamorosamente infondate (la voce che fosse incinta lasciata galleggiare su un settimanale di gossip senza che nessuno provvedesse al controllo) che riguardano il privato e non solo. C’è stato anche chi le ha attribuito l’obiettivo di scalare la poltrona di amministratore delegato del club, attualmente occupata da Adriano Galliani che viene considerato, e non solo ad Arcore, il miglior dirigente del calcio italiano. Verrebbe da consolarla con la solita chiosa: è il calcio, bellezza.