Destinazione del Tfr, deciderà il dipendente

Le opzioni sono due: lasciare i soldi accantonati in azienda o versarli in un fondo. Sei mesi di tempo per scegliere. La possibilità di chiedere anticipi fino al 75%

da Roma

Per altri due anni non cambierà niente. Nel senso che il lavoratore potrà decidere se pagarsi una pensione integrativa finanziando un fondo privato o quelli di categoria come il Cometa dei metalmeccanici. Ma senza ricorrere ai soldi del Tfr che per il momento resteranno nella disponibilità dei datori di lavoro. Le novità arriveranno a partire dal 2008, in contemporanea con l’innalzamento dell’età pensionabile prevista dal primo modulo della riforma previdenziale.
Nei primi sei mesi dell’anno i lavoratori dipendenti del settore privato potranno decidere se lasciare il Trattamento di fine rapporto in azienda o destinare le quote a un fondo a scelta. Chi non si esprimerà, vedrà la sua liquidazione maturanda versata nella forma prevista dai contratti collettivi, a meno di un diverso accordo aziendale. È il famoso criterio del silenzio-assenso, uno dei cardini della legge varata ieri dal Consiglio dei ministri.
Corsia preferenziale. Il contributo del datore di lavoro previsto dai contratti in aggiunta al Tfr e al contributo del lavoratore dovrebbe essere versato dall’azienda al fondo solo se la forma previdenziale scelta dal lavoratore è prevista dal contratto. Il lavoratore perderà il diritto a questo contributo se passerà a un’altra forma di previdenza, ad esempio le polizze individuali gestite dalle assicurazioni. Proprio su questo punto si è consumato lo scontro tra governo e compagnie assicurative. Il compromesso non ha modificato il progetto iniziale e i fondi negoziali (quelli concordati da sindacati e datori) mantengono una corsia preferenziale.
Per quanto riguarda le imprese, ci sono meccanismi che compensano la perdita delle quote di Tfr che ancora oggi sono trattenute dal datore e consegnate al dipendente quando va in pensione. Il meccanismo consiste nell’accesso agevolato al credito, ma potranno usufruirne solo quelle imprese che rispondono a determinati requisiti di bilancio. Il tasso per questi crediti è quello dell’euribor a sei mesi per il 2 per cento. Attualmente sarebbe quindi del 4,16 per cento. Proprio per dare alle piccole imprese il tempo di adeguarsi, è prevista un’ulteriore moratoria di un anno: per le Pmi il principio del silenzio-assenso nel conferimento del Tfr ai fondi non varrà fino al 2009.
Benefici fiscali. Tornando alla parte della riforma che interessa i datori, nel testo licenziato ieri sono previsti benefici fiscali sulle prestazioni pensionistiche erogate dai fondi integrativi: l’imposta è del 15 per cento, con una riduzione di 0,30 punti percentuali per ogni anno di partecipazione al fondo oltre il quindicesimo (e un limite di sei punti di riduzione). Nell’ipotesi, ad esempio, di versamenti per 35 anni, si ha diritto a un’imposizione abbattuta al 9 per cento.
Gli anticipi. Rimane la possibilità di chiedere anticipazioni del Tfr in qualsiasi momento. Questo per non privare i lavoratori della possibilità di far fronte a spese impreviste. La legge fissa certi limiti anche a questa opzione: è possibile ottenere un anticipo fino al 75 per cento dell’importo per spese sanitarie e, dopo otto anni dall’iscrizione, per l’acquisto della prima casa per sé o i figli (fino al 75 per cento dell’importo).
La riforma si preoccupa anche di non limitare il lavoratore nel caso decida di «tradire» il fondo pensione scelto all’inizio. Trascorsi due anni dall’adesione a una forma pensionistica complementare, si può trasferire l’intera posizione maturata ad un altro fondo integrativo. Gli statuti e i regolamenti dei fondi non possono contenere clausole che risultino, anche di fatto, limitative del diritto alla portabilità dell’intera posizione individuale.
Boccata d’ossigeno. Lo scopo della riforma è integrare l’entità delle pensioni pubbliche che, con la riforma Dini, vengono calcolate secondo il metodo contributivo. Ma quella della previdenza complementare è anche una partita finanziaria di dimensioni enormi: 12 miliardi che finiranno nel mercato e daranno respiro all’economia. Fino a oggi la scelta dei fondi pensioni è stata riservata a un’élite. Alla fine del 2004 erano iscritti alle diverse forme di previdenza complementare circa 2,8 milioni di persone, quasi il 12 per cento degli occupati complessivi. Di questi solo poco più di un milione ai fondi contrattuali, gli altri sparsi tra fondi aperti, preesistenti e piani previdenziali individuali.