Il destino di Rafa nelle mani del "nemico"

Poca gente a San Siro per la partita della svolta. L'Inter ha vinto ma Benitez c'entra poco. Gli è andata bene

Milano - Mancavano due minuti alla fine del primo tempo, c'era Eto'o colpito duro e piegato in due nel cerchio di centrocampo. E la palla in fallo laterale all'altezza della panchina dell'Inter. Situazione raccapricciante, un palo, due occasioni nitide, la sensazione del vuoto. Mentre un quarto di stadio, ovvero tutti i presenti, si chiedevano quale maledizione avesse colpito l'Inter per via di Eto'o piegato in due, ecco Wesley Sneijder che trottando si dirige verso la panchina di Rafa. Finalmente, pensa la trequarti di stadio, adesso arrivano le indicazioni di Rafa. Lui è in piedi, mani nel cappottino, Sneijder arriva, raccoglie il pallone e guarda nel buio della notte della svolta. Fra i due silenzio a palla.
È inutile che ci si chieda come'è il rapporto fra squadra e allenatore. E' così.

Ma Rafa c'entra poco, c'è capitato in mezzo, sembra una brava persona, a modo, ieri sera dopo un minuto e 22 secondi cronometrati ha messo fuori il crapino, ha visto ce non se l'è filato nessuno, ha dato una scrollata al cappottino ed è tornato in casa. Faceva un freddo boia, dicono che questa notte a Milano nevicherà. Forse non tutti sanno che el señor Rafa appena è diventato maggiorenne ha preso il patentino per poter guidare le squadre di calcio. A volte gli è andata bene, altre volte meno, ha vinto, l'hanno esonerato, si è ripreso, ha tolto una Champions al Milan e questo ha fatto di lui un piccolo eroe spagnolo. Ma lui è abbastanza metodico, lo si capisce quando con un gesto della mano destra richiama i suoi a stare vicini, fare gruppo. A cinquant'anni ha già il curriculum di un settantenne e anche qualcos'altro. Prandelli ha detto che sarebbe un errore esonerarlo, altri meno autorevoli sono in linea con il nostro ct, il più carino è stato Antonio Caliendo, il procuratore di Maicon che dopo aver assicurato un pronto ritorno del suo assistito, ha anticipato che a Rafa un paio di settimane gliele concedono ancora, poi lo ghigliottinano: «La situazione con lui in panchina può solo degenerare».

E c'è già il sostituto perché qui ormai siamo alla ripicca: Galliani va sempre a mangiare dove mangiano i giocatori dell'Inter? E allora prendiamo Leonardo.
Il Milan ha preso Ibra? E allora noi prendiamo il suo nemico giurato Pep Guardiola.

Il fatto è che poi la squadra campione d'Europa gioca davanti a qualche decina di spettatori una partita di Champions, e anche il più anfetaminico dei giocatori sente che l'afflato non è di questo stadio. Sono situazioni che buttano giù, come sentire che fra i possibili acquisti ci sono Sculli e Demichelis, con tutto il rispetto. Oppure che il presidente avrebbe in agenda Simeone e Bielsa. Poi è arrivato il gol di Cambiasso e onestamente neppure qui Rafa ha colpe. Lui se ne stava ciondolante e paonazzo quando rimpallo e fagiolata su punizione hanno acconsentito a quello che avrebbe chiesto il suo esonero di metterla dentro. E non è tutto perché poi è arrivata anche una zampata d'orgoglio del capitano Zanetti che Cambiasso l'aveva difeso d'ufficio. Credete, Rafa c'entra poco, l'Inter ha vinto giocando alla stessa maniera, era così con il Lecce, il Brescia, il Chievo e il Milan, uguale, squadra che gioca a flipper nella metà campo degli altri, qualche palo, Pandev che sbaglia dei gol da fucilazione. E poi ride. Ma che cosa avrà da ridere Pandev?
Quindi tutto normale, la partita della svolta è stata una partita uguale a tutte le altre, in fondo proprio quello che voleva el señor Rafa. L’amministratore delegato Paolillo è dello stesso parere: «Non c’erano problemi prima, non ce ne sono ora. Andiamo avanti con Benitez». E adesso, come promesso, chi ferma più Rafa?